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ugg bergamo How to change your favicon

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All Joomla! installations come with that favicon installed, and a common mistake by many webmasters is to ignore the favicon, thereby keeping the default Joomla! icon for their site. Unless your site is about Joomla, you should not be using the default favicon. A good habit to get into when developing sites with Joomla! is to change the favaicon and use something more fitting for your site, like your logo. This article will explain how to create a favicon and then how to replace the default icon with your icon.

Using graphics software (like Adobe Fireworks or Adobe Photoshop),
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shrink your logo so that it will fit into a 16 pixel by 16 pixel square.

This step is actually easier than it may seem. There are several options for doing this step, but my favorite is a web based tool by Dynamic Drive called the “FavIcon Generator”. It really is that simple.

Ive created a new favicon on my new Joomla site. I followed your instructions to change the default favicon but am getting nowhere fast.

1.

2. Trying to change the permissions with CHMOD does not work as you are not the owner.

Ask your host (or use Shell access, to CHOWN the template root to the you, the user.

Open your website in your browser.

If you are using Firefox/Mozilla/Flock etc, then right click the page and select “VIEW PAGE SOURCE”

When the page opens, look for something like this, using this site as an example:

This procedure is also try for your administration pages. The majority of users will use the standard admin template, so using the above procedure go look at:
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Un posto dove dimenticarsi di tutto, perfino di indossare le scarpe? Un posto dove ritrovare se stessi coccolati dai migliori servizi, da una spiaggia bianca di sabbia finissima, un mare cristallino e un orizzonte infinito in uno dei luoghi più belli sulla terra? Prenota la tua vacanza all’Holiday Island Resort Spa, Maldive e vivi una vacanza indimenticabile con la famiglia o in coppia. Un vero e proprio paradiso terrestre , l’Holiday Island Resort, protetto e mantenuto segreto da un mare cristallino infinito e dagli arenili è raggiungibile solo con trasferimento in idrovolante .

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Un posto dove dimenticarsi di tutto, perfino di indossare le scarpe? Un posto dove ritrovare se stessi coccolati dai migliori servizi, da una spiaggia bianca di sabbia finissima, un mare cristallino e un orizzonte infinito in uno dei luoghi più belli sulla terra? Prenota la tua vacanza all’Holiday Island Resort Spa, Maldive e vivi una vacanza indimenticabile con la famiglia o in coppia. Un vero e proprio paradiso terrestre , l’Holiday Island Resort, protetto e mantenuto segreto da un mare cristallino infinito e dagli arenili è raggiungibile solo con trasferimento in idrovolante della durata di 35 minuti.

Situato nel suggestivo atollo di Ari Sud, l’Holiday Island Villaggio, è uno dei luoghi più incontaminati sulla terra, è il luogo ideale per una vacanza di completo relax, dove dimenticare tutto, anche di mettere le scarpe per tutta la durata del soggiorno e vivere un esperienza di pura libertà. L’ Holiday Island Resort dispone di 142 Beach Bungalow individuali, disposti sul perimetro dell’isola a pochi passi dal mare, e dotati di qualsiasi comfort. Un dettaglio in particolare rende i bungalow del Holiday Island Resort molto amati dagli ospiti, gli appartamenti sono tutti dotati di patio con lettini per ammirare la suggestiva e incantevole vista sull’Oceano Indiano .

Per completare l’accuratezza dei servizi offerti, l’Holiday Resort dell’Atollo di Ari, dispone di Ristoranti e Bar che propongono una varietà nell’offerta molto apprezzata dagli ospiti. Dalla cucina internazionale a quella maldiviana e una miriade di cocktails e bevande.

Tre sono i bar a disposizione degli ospiti per gustare cockatils, gelati, succhi di frutta, caffè, cappuccino e altro.

Uno dei bar serve anche piatti con menù ‘à la carte’;
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il bar principale alla sera propone anche un intrattenimento soft con una band dal vivo, DJ o karaoke.

Sport e divertimenti:Numerose sono le attività che si possono praticare, quali biliardo, ping pong, campi da tennis, beach volley, badminton, palestra con sauna e bagno turco, sci nautico, wakeboard, paracadute ascensionale, uscite in catamarano, canoa, windsurf, snorkeling e centro diving per immersioni.

E’ anche disponibile la “Araamu Spa” per trattamenti e massaggi (opzionale).

Documenti necessari:Per l’ingresso alle Maldive è richiesto il passaporto con scadenza non inferiore a sei mesi. Il visto è obbligatorio. Il visto turistico, che autorizza al soggiorno fino a 30 giorni, è concesso direttamente allaeroporto al momento dellingresso nel Paese. I minori devono sempre essere accompagnati. Si rende noto che per questi ultimi con l’approvazione del Decreto Legge 135 del 2009 sono in vigore le seguenti norme: i minori di 15 anni possono espatriare con il passaporto valido. In alternativa devono essere registrati sul passaporto di un genitore che li accompagna. A 15 anni compiuti i bambini non possono più essere sul passaporto del genitore ma devono avere un documento proprio; al compimento dei 10 anni la fotografia è obbligatoria. Le norme in vigore per i minori possono subire variazioni, pertanto raccomandiamo di rivolgervi alla questura di competenza. I cittadini con passaporto non italiano devono informarsi presso il proprio consolato per verificare le norme d’ingresso nel paese di destinazione. Prima di intraprendere il viaggio è comunque consigliabile informarsi presso gli uffici competenti.

Non saranno più ritenute valide le iscrizioni dei minori sul passaporto del genitore.

Il passaporto del genitore attestante l’iscrizione del minore, resta comunque valido fino alla data di scadenza solo ed esclusivamente per il genitore.

Dal 26 giugno 2012 non potranno essere accettati coloro che dovessero presentarsi senza requisiti di cui sopra.

La nostra Società non potrà essere ritenuta responsabile della validità dei documenti di espatrio in caso di negato imbarco al check in.

Per informazioni più dettagliate invitiamo i viaggiatori a contattare la Polizia di Stato della propria città oppure consultare il sito internet:

Le Maldive sono a sud ovest dello Sri Lanka, immerse nel turchese dell’Oceano Indiano. L’arcipelago delle Maldive è costituito da circa 1.196 isole di corallo con spiagge di finissima sabbia bianca. Su novanta di queste isole, immersi nelle palme, trovano posto i bellissimi resort dei tour operator. I bungalow in legno si affacciano su una laguna interna delimitata dalla barriera corallina che circonda ogni isola. Non occorre essere sub esperti per ammirare i suoi meravigliosi fondali popolati da numerose specie di corallo, pesci coloratissimi, crostacei, molluschi e tartarughe. Le Maldive sono una meta conosciuta e sognata da tutti i viaggiatori. La bellezza di ogni atollo è assolutamente particolare, basti pensare alla purezza del mare o alla sabbia bianchissima. Per questo nei mesi invernali molti viaggiatori si concedono una vacanza alle Maldive,
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per riposarsi e riscaldarsi al sole dei tropici!

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Quali sono le scarpe più gettonate del momento? Comode, pratiche, per niente economiche sono proprio loro, le Hogan. Grandi e bambini sembrano impazziti, tutti con queste scarpe ai piedi. Ma come per tutti gli accessori griffati, anche nel settore calzaturiero i falsi non mancano. Detto questo, a meno che non ci si rivolga al punto vendita autorizzato o al negoziante di fiducia, se ci si vuole sbizzarrire in rete, conviene tenere gli occhi ben aperti.

Come riconoscere un paio di Hogan autentiche da un paio taroccate? Beh, proprio oggi mi sono imbattuta nell online di un paio di Hogan molto belle, ad un prezzo vantaggiosissimo. Naturalmente ho subito avuto il sentore di una fregatura colossale. Allora ho aperto Facebook (ormai non mi fido di nessun altro), ho iniziato a gironzolare tra i i gruppi di autenticazione e a chiedere un po di informazioni e dettagli a chi le Hogan le usa anche al posto delle ciabatte. Devo dire che ho scoperto cose davvero interessanti.

Innanzitutto la cucitura estera posteriore, che scende per tutto il tallone fino alla suola in gomma. Deve essere dritta, precisa e perpendicolare alla della scritta Hogan impressa sulla suola. Mai doppia cucitura, mai storta, mai grossolana o sporgente.

Poi all della scarpa, la marca è impressa a fuoco fin dal primo momento, quando è ancora in produzione, in quanto è presente sullo stampo di tutto il plantare. Quindi non si dovrebbero vedere altri segni come quelli, ad esempio, del bordo di una placca.

Inoltre la linguetta originale riporta anch il logo, mentre nelle scarpe contraffatte molto spesso non è presente. E presente invece un codice di 4 0 5 cifre, che viene spacciato per il seriale identificativo. Cosa inesatta, perché il numero identificativo del modello, per prima cosa, è di almeno 18 caratteri, poi lo troviamo esclusivamente sull adesiva trasparente posta in un lato della scatola e di solito inizia con confezione poi, è la parte più trascurata quando si acquista un paio di scarpe, ma da cui si può capire molto. Solitamente nelle scarpe contraffatte mancano le tipiche di Hogan sul logo stampato sul coperchio dell ed i lacci di ricambio devono essere obbligatoriamente avvolti in cartoncino di uguale colore della confezione.

Per il resto, che dire purtroppo con gli acquisti online non possiamo misurare, calzare, testare la comodità delle nostre scarpe. Raramente troviamo la formula o rimborsati e molto spesso ci tocca ricorrere al legale per affrontare le truffe.

Ma di questo ve ne parlerò la prossima volta, nel frattempo: occhi aperti!

Titolo liberamente ispirato dai romanzi di Sophie Kinsella

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Nel passato di Sergio Azzolari, direttore generale di Hogan dal novembre 2016, c molta moda italiana: ha lavorato, tra gli altri, per Missoni, Benetton e Luxottica. Ma per tornare in Italia e guidare il marchio del gruppo Tod il manager ha lasciato Londra, dove dal 2015 era vicepresidente Emea del gruppo Deckers, famoso in particolare per il marchio Ugg.

Gli ultimi due anni sono stati per me solo un assaggio del mondo della calzatura, che ha dinamiche e segreti, potremmo dire, diversi dall o da altri accessori, come gli occhiali. La conoscenza vera la sto costruendo in Hogan, un dove idee e creatività fioriscono accanto al know how artigianale, racconta Azzolari in occasione di Milano moda donna, aggirandosi con un pizzico di cautela, ma senza esitazioni, tra le scarpe della collezione per l 2017 2018, che inizieranno ad arrivare nei negozi alla fine della primavera.

Hogan è un marchio conosciutissimo in Italia: viene collegato alle sneaker e a modelli, come Interactive, che vantano decine se non centinaia di tentativi di imitazione. Ma è anche percepito come brand di lifestyle e vorremmo fosse così, nel medio termine, pure all In Asia siamo partiti col piede giusto, grazie all in parallelo di calzature e abbigliamento, negli altri mercati che vogliamo potenziare, l per ora e gli Stati Uniti in prospettiva, affineremo comunicazione e marketing. Il prodotto, quello c da sempre.

Nella collezione spiccano le nuove versioni della famosa Interactive, rivisitata nella suola e nel logo, sempre più discreto, quasi mimetizzato nei vari tipi di pelle. Attenzione a dettagli inediti, come gli occhielli e le stringhe, che richiamano le scarpe di montagna. O meglio, stabiliscono un legame tra uso sportivo e uso cittadino delle sneaker. Sorrido quando sento dissertare di athleisure, activewear, luxury sportswear dice Azzolari Hogan che ha inventato questo mondo, trent fa. Ora vogliamo essere i primi a re inventarlo. O meglio, a offrire ai consumatori nuovi motivi per entrare in questo mondo. Nel 2017 verranno ampliati o rinnovati alcuni negozi, a partire da quello di via Monte Napoleone, a Milano.

una vetrina globale e diventa ancor più strategico in un di internazionalizzazione conclude Azzolari importante che ci sia più spazio per l Il manager lavorerà poi sul potenziamento dell (Hogan è avanti per gli standard italiani, ma indietro rispetto ai casi di successo anglosassoni) e sulla supply chain, da velocizzare se si punta al grande mercato Usa.

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ugg brooks Ho tante idee per la tv ma le bocciano

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“La tv ha ancora molto bisogno di me: il problema è farglielo capire.”: Claudio Lippi (voto: 6), intervistato dal Tv Sorrisi e Canzoni, si toglie (come spesso succede) qualche sassolino dalla scarpa.

“Carlo Conti afferma è in video tutti i giorni, con livelli di esposizione enormi. Nel frattempo mi sono ritagliato questo spazio nel suo varietà e continuo a proporre in giro decine di idee che invariabilmente vengono lasciate cadere. Intanto si comprano i format e si spende moltissimo per riadattarli: non ha senso. Oppure ci si affida soprattutto a case di produzione esterne”.

E cita un esempio: “A Fabrizio Frizzi hanno fatto fare Red or black con Gabriele Cirilli, uno show dove i conduttori erano quasi superflui e non è andato bene”.

Lui, intanto, non sopporta più le parole opinionista e giurato (pur essendolo a Tale e quale show assieme a Loretta Goggi e Christian De Sica): “Non mi interessa, anzi mi spaventa un po’ dare un giudizio che può influire sulla carriera di una persona. A Ballando con le stelle sarebbe diverso, e infatti chi dà i voti può permettersi di essere più severo. A me basta giocare e vedere in circolazione il talento, come quello della ritrovata Rita Pavone”.

E sui talent show dichiara: “A parte il talento di Marco Mengoni, Alessandra Amoroso ed Emma Marrone oggi c’è davvero poco rispetto all’offerta smodata che viene dai talent. Largo ai giovani? No, largo ai professionisti!”.
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Wim Kieft, oggi 51 anni, ha da poco pubblicato la sua autobiografia, nella quale ripercorre le principali tappe della sua carriera, ma non mancano i dettagli relativi alla vita. L’ex bomber olandese, che oltre ad aver vestito la maglia dell’Ajax e della nazionale orange, può vantare anche una parentesi con le maglie italiane di Pisa e Torino, rivela di essere tossicodipendente da 19 anni e di aver dissipato letteralmente un patrimonio a causa della droga. Un matrimonio e una relazione fallita, quattro figli e 400 mila euro di debiti con il fisco olandese, Kieft oggi vive alla giornata, con 20 euro al giorno.

Una bacheca piena di trofei e Scarpa d’oro nel 1982, l’ex attaccante dell’Ajax ha tentato di disintossicarsi per l’ennesima volta, ma senza alcun esito:

“Almeno per la cocaina rivela , perché sull’alcol ci sto lavorando. un processo lungo e difficile, frequento ogni giorno le riunioni del Narcotics Anonymous, interiorizzando il loro motto: se ti svegli alle 6 di sera, ricordati che la tua malattia è già in piedi da un’ora”.

A 17 anni Kieft debuttò con la maglia dell’Ajax e dopo solo tre stagioni conquistava il prestigioso riconoscimento personale della Scarpa d’Oro. Peccato che ormai le 200 reti messe a segno in carriera siano solo un lontano ricordo:

“Mi sono sempre sentito inadeguato. A Parigi si legge ancora nell’autobiografia dell’olandese , mentre mi consegnavano la Scarpa d’Oro, pensavo: ecco un perdente in giacca e cravatta. Guardavo Platini e Paolo Rossi accanto a me, si muovevano disinvolti, io me la facevo sotto”.

Carattere fragile, Kieft incontrava grosse difficoltà anche nel rapportarsi alle donne. Da qui il ricorso all’alcol, che almeno nell’immediato sembrava dargli quelle sicurezze che non riusciva a trovare dentro di sé:

“La mia prima ragazza l’ho avuta solo a 19 anni, ed è poi diventata mia moglie. Il mio complesso di inferiorità scompariva solo quando bevevo. A 17 anni presi la mia prima sbronza, alla giornata di pesca con l’Ajax”.

Nella sua carriera, dicevamo, anche una parentesi italiana: prima il Pisa, poi il Torino, ma in seguito ad un grave infortunio, Radice gli disse che non sarebbe tornato più quello di prima e allora preferì tornare in Olanda, al PSV Eindhoven:

“Mia madre mi comprò un giaccone rosso. Arrivai a Pisa e c’erano 35 gradi. I primi mesi volevo scappare, al terzo anno avrei voluto rimanere in Italia in eterno, nonostante al Toro Radice mi disse che dopo l’infortunio al ginocchio non sarei più tornato quello di prima. Poi mi cercò il Psv, uno squadrone, e così me ne andai”.

L’alcol era ormai un fedele compagno, ma verso la fine della carriera arrivò anche la droga: una volta provata la cocaina, Kieft non ha saputo più smettere:

“Ho provato la coca per la prima volta a 33 anni, in discoteca. Da allora ne avrò sniffata una quantità pari a mezzo milione di euro. Oggi vivo con 20 euro al giorno, se ne avessi 100 li spenderei tutti. Giro in treno e in bici, non posso permettermi un taxi. Per fortuna il lavoro, da opinionista o commentatore tv, non mi manca. Mi facevo perché mi piaceva e ho continuato perché non potevo più farne a meno evidenzia , come un tossico qualsiasi”.
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Finale da brividi, di grande emozione, per il pubblico dell’Incontro ravvicinato con Nanni Moretti. Che ha rivelato di aver avuto una recidiva del tumore attraverso le immagini del cortometraggio inedito, ancora in fase di montaggio, Autobiografia dell’uomo mascherato. Ne ha mostrati otto minuti e ha pregato il pubblico di guardare senza filmare. L’uomo mascherato proprio lui: indossa una grande maschera bianca per sottoporsi alle sedute di radioterapia. E poi, mentre la sala lo sommerge di applausi, riappare sul palco quando le luci si accendono: alza le mani in segno di vittoria e fa vedere i bicipiti proprio come un supereroe. Nanni aveva gi raccontato, in Caro diario, l’esperienza della malattia nell’episodio Medici, il terzo e ultimo del film del ’93 dove mostrava con autoironia la difficolt di ottenere una diagnosi per il linfoma di Hodgkin che l’aveva colpito, un film che aveva conquistato il premio per la regia al Festival di Cannes. Poi arriva il momento della verit “Ho avuto un altro tumore dopo venti anni e ho filmato una delle tante sedute di radioterapia”.

Durante l’Incontro, durato pi di un ora, Moretti si raccontato con generosit anche attraverso tanti spezzoni, nelle sue vesti di artista e uomo di cinema. Come spettatore appassionato, attore, produttore, esercente, regista pignolo fino allo spasimo (con i tanti ciak sbagliati del suo ultimo film Mia madre e con un testa a testa con Margherita Buy per Il caimano). Un autoritratto punteggiato di momenti divertenti, teneri e arguti. Tra questi i pi spassosi, commentati dal vivo, i ‘filmini familiari’ delle sue varie esperienze di giurato a Cannes, Venezia, Torino

portato all’estenuazione gli altri giurati. “E’ sbagliato quando una giuria cerca l’unanimit perch va a finire che si premia il film medio. Invece bisogna discutere tantissimo. A Cannes, nel ’97, quando abbiamo dato la Palma d’oro ex aequo a Kiarostami e Imamura, non ne potevano pi Siamo partiti uno contro nove cio solo io a favore de Il sapore della ciliegia e siamo arrivati cinque a cinque con L’anguilla che era molto sostenuto da Mike Leigh, il mio nemico”. E ancora: “Ci avevano sequestrato in un albergo di lusso circondato dalla polizia. Mike Leigh alla fine era mezzo morto davanti alla tv. Tim Burton faceva la parodia di 007, Paul Auster adorava se stesso. La discussione sulla Palma durata due ore. Quando siamo arrivati all’ex aequo, io sono andato in bagno e lo scrittore Michael Ondaatje, quello de Il paziente inglese, ha detto: ‘Mentre sei in bagno votiamo tutti gli altri premi’, ma poi non l’hanno fatto”. Poi un ricordo di lui attore e anche un riferimento alla prima malattia: “Avrei dovuto fare un film con Kieslowski, a fine anni ’90, mi chiese di partecipare a La doppia vita di Veronica ma poi non stavo bene, pensavo a una depressione ma era un tumore: dissi che non potevo, mi dispiaciuto molto, lo considero un grande

Altro momento molto morettiano della serata stato quando Nanni ha telefonato al suo cinema, il Nuovo Sacher, per sapere come sta andando il film di

Susanna Nicchiarelli, Nico, 1988. “Che pubblico c’ Non sono i nostri. Devono essere musicisti, gente della radio, si vede dai capelli, da come sono vestiti, e poi si conoscono tutti, si salutano”.
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Me ne rendo conto, quasi impossibile. Vi chiederete “ma come cazzo si fa a incontrare in due giorni prima lynch e poi Wenders a Palermo??”. Non lo so, per successo. La vita mostruosamente incredibile quando si ci mette e a me successo. Sabato pomeriggio avevo avuto la possibilit di incontrare David Lynch. Bh che ci vogliate credere o no. stamattina ho incontrato Wim Wenders. Proprio lui, in carne ed ossa, nel centro di Palermo, precisamente nella piazza dei Quattro Canti. Non mi sono trasferito ad Hollywood, la pura e semplice verit Succede che per una vita cresci nel mito di alcuni autori, vedi tutti i loro film, leggi tutte le loro interviste, collezioni le videocassette e le locandine e poi e poi nel giro di due giorni li incontri tutti e due. A Palermo! E successo, successo, ho le prove fotografiche.

Wenders, il grandissimo regista tedesco, a Palermo da un paio di settimane, per girare un film che credo si chiamer “Palermo Shooting”. L protagonista un belloccio cantante tedesco, una specie di rockstar che qui del tutto sconosciuta, ma che in Germania va per la maggiore. Giorni fa era apparso sulla pagina cittadina di repubblica la notizia che Wenders aveva girato una scena con questo cantante davanti al grande palazzo delle poste, in centro, e dei turisti tedeschi si era fermati sbalorditi vedendo il loro idolo musicale attaccato ad un lampione per necessit di trama.

Cazzo ho visto Wim Wenders non riesco a pensarci Insomma per me Wenders cosa ben diversa da Lynch, onestamente. E una questione affettiva, di film che ho nel cuore. Io con Wenders e i suoi film ci sono cresciuto. Con i suoi film ho capito che cosa era il cinema. Per me i film erano film, erano semplici trame, fino a quando non ho visto “Cos lontano, cos vicino”, nel Natale del 1993. Il seguito di “Il cielo sopra Berlino”. Ho visto l del bianco e nero e l del colore in uno stesso film, l dove la scelta fotografica non era semplice elemento descrittivo, ma serviva a dire quando gli angeli protagonisti entravano in scena. Il colore non era pi solo sintassi, punteggiatura della trama, ma semantica, contenuto vero e proprio. Il taglio dell non era pi solo elemento descrittivo, ma elemento narrativo. E ho capito che una stessa scena se la fai con la camera a mano o se la fai con il carrello hanno un senso diverso. Ho scoperto che il cinema un linguaggio, ancora prima che una tecnica. E ha regole, come la vita. E all di quelle regole, rispettandole, puoi trasfromare anche il reale, con un atto creativo. ma la creativit possibile solo se le regole le conosci e le comprendi. Ho scoperto tanto. Ho scoperto Wenders.

Ho scoperto Wenders e l amato. e attraverso di lui mi sono innamorato del cinema. I due film su Berlino, ma anche tanto altro. Ho amato perdutamente Nastassia Kinsky in “Paris,Texas”, film Palma d a Cannes, secondo me meraviglioso. Lei pi che meravigliosa, cos dolce, cos sola, cos fragile ed unica. E “Fino alla fine del mondo”, con William Hurt e la splendida colonna sonora degli U2. Un film lungo, fors estenuante, sulla forza dei sogni e sulla fine del mondo. O forse su un mondo che gi finito da anni. E ancora prima, avevo visto “Lo stato delle cose” e “Nel corso del tempo”. E “L americano”. E “Lisbon Story”. e “Buena Vista Social Club”, grandissimo, splendido documentario su Cuba e sulla sua grande cultura. Forse il miglior film per capire Cuba che cosa per davvero.

E oggi l visto l visto per strada, con la sua troupe, che girava. Ho sentito alcuni della RAI che parlavano della scena che stavano girando: c il protagonista che attraversa la piazza, stanco e sta male, si siede per terra e in quell ha la sensazione di vedere la morte che scende dal palazzo di fronte; si ferma e si fermano anche le comparse che attraversano la piazza. Stanno fermi un secondo, il tempo del passaggio della morte, e poi ognuno riprende il suo percorso, la sua strada. Ho gi la curiosit di vedere sta scena al cinema.

Stamattina ero andato al rettorato, che in centro citt perch mi servivano dei documenti per il dottorato di ricerca. Cos sono andato ad aspettare ore ed ore dietro una serie di porte ed uffici per chiedere informazioni. Poi, finita la trafila, mi sono rimesso in macchina e ho attraversato il traffico del centro, diretto alla Facolt di Psicologia. Improvvisamente arrivo ad un ingorgo, vedo una ragazza con il megafono e mi rendo conto di essere bloccato a causa di una manifestazione studentesca. Mi metto il cuore in pace e inizio a camminare a passo di lumaca, fino a che non arrivo alla piazza centrale e invece di ragazzi vedo una serie di teloni bianchi e cineprese. Con la testa comincio a guardare a destra e a manca. e lo vedo! Wenders, Wim Wenders lui!

Naturalmente ho mandato il resto della mattinata all ma chi se ne importa. Son stato un e mezzo per strada, in piedi con tanti altri turisti e comparse, guardando il maestro che girava. Cos tranquillo lui, cos serio, ma anche scanzonato direi. Vestito comodissimo, con una giaccona con mille tasche, pantaloni pieni di carte e scarpe da tennis. Capelli lunghi e grigi e occhiali inconfondibili. Ripensavo al mio viaggio di quasi 10 anni fa a Berlino e all provata vedendo la statua d dell della vittoria, che il simbolo dei due film sugli angeli tra Berlino Est e Berlino Ovest.

Son stato l a guardarlo, poi vedendo che in un momento di pausa la gente gli andava a chiedere gli autografi, mi sono fatto avanti anche io. Lui era tranquillo, sorridente con tutti. A tutti stringeva la mano e a tutti diceva grazie. A me forse mi aveva gi adocchiato, perch era da un e passa, che stavo nel marciapiede di fronte a fargli foto col cellulare. Mi ha stretto la mano. La mano destra. Questa stessa mano che sta scrivendo sulla tastiera ora. E mi ha fatto l

Di pi non solo l Mi ha anche fatto il disegno dell dell della vittoria, in modo stilizzato. L dell vittorioso, l dove Bono Vox cantava “Stay”. Gi Wim Wenders devo anche questo. l fatto conoscere non solo la forza dell cinematografica, ma anche la musica degli U2.

E tutto cos incredibile io lo scrivo e non ci credo non ci credo ma cos Son fermo a casa e guardo questo fogliettino con un nome, un cognome e uno schizzo a penna, semplicissimo, che per me vale un capitale. qui. davanti a me tra le mani Lo metter in un quadretto e lo appender in camera e poi un giorno sar nel mio studio nella casa che mi far con Simona. e un giorno lo regalar ai miei figli.

Oggi il 15 Ottobre 2007. Ed uno dei giorni pi importanti della mia vita.

E invece d in poi ce l proprio con te: come ti permetti d tutte queste personalità senza invitare nessun altro? Le vuoi tutte per te per carpire i segreti dei loro film? Ho capito, domani prendo il primo volo volo e vengo lì, tanto i post dei prossimi giorni saranno incontrato Michael Mann incontrato Martin Scorsese incontrato Kim Ki Duk (no, questo sarebbe troppo!).

Scherzi a parte, della visita di Wenders avevo letto qualcosa circa le riprese del suo ultimo film che m parecchio proprio perché girato nel belpaese. Chissà. Un saluto

Ti fai tuo autogvafo in cambio di strisceta depilatovia dela mia estetista e autogvafo di mio ex che cevto a te sta molto simpatico; natuvalmente pavlo di pvesidente di confindustvia.

Mi chi cu spero che la mia prnuncia non si sia persa in Val Padana): ))))))))))))! Ma pensaci un pò su non aprire un tipo paparazzo? Guadagnano bene! Unico problema volte prendono botte: )))). Domenica, voglia il Cielo, migliaia di palermitani si girano le palle per tutto traffico e mandano tutti a quel paese. Per carità, domenica non uscire di casa )

Caro Toniuzzo, penso che avrai ancora altre occasioni per incontrare Wenders. Credo infatti che resterà ancora per diversi mesi perchè, tra l dispone di un notevolissimo finanziamento. Per quanto ne so ha anche intenzione di utilizzare gente del posto, quindi se ti dai da fare potresti provare a far parte del film anche tu.

Mi farebbe veramente piacere per te. Pare anche che sia la musica che la fotografia dovrà essere molto particolare. Del resto ha sempre scelto fotografi di primissimo piano.

Il fatto che tu operi in ambiente medico potrebbe aiutarti. Wim è figlio di medico e ha studiacchiato un po di medicina.

Cari amici, mi rendo conto che in effetti tutti sti incontri speciali sembravano strambi e oltremodo paradossali. il fatto che si sarebbe generata un di ilarità lo avevo messo nel conto, e in effetti così è stato ok. ci può stare. vi capisco

Volevo solo dire, però, che più ci penso, più mi rendo conto che ieri è stato davvero un giorno speciale. un giorno che ricorderò per sempre. un incontro davvero importante. Può sembrare stupido magari, ma la verità è che (ci crediate o no) a Wim Wenders io devo davvero tanto. Devo l per il cinema, devo l per la musica rock (o almeno per un certo rock), devo probabilmente anche la scelta della psicologia. Direte voi questo? Si. tutto questo. perchè quando a 16 anni non c nulla che ti vada bene e trovi improvvisamente un autore che sembra parlare a te, che sembra fare i film per dire le sensazioni che stai provando tu, allora finisce che te ne innamori. E quando poi il caso vuole che questa persona te la incontri per strada, dici un semplice ma la verità è che non sai tu stesso di quante cose ringraziarla. Io non so per quante cose dovrei ringraziare Wenders. sono sinceramente tantissime. So solo che questo incontro non lo dimenticherò mai.
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