Agnelli svela la Juventus e sugli striscioni si chiarisce con Cairo


Un’assemblea degli azionisti passata a difendersi e a contrattaccare, colpo su colpo. Il cammino trionfale verso il futuro della Juve di Andrea Agnelli, ha sempre lo sguardo rivolto verso il passato, che l’argomento sia Calciopoli, la puntata di Report sulle infiltrazioni malavitose nella curva bianconera, il Ronaldo-gate o l’addio di Marotta, fa poca differenza. Nella guerra di nervi e nella solidità delle proprie posizioni, la nuova Juve ha un cuore antico: cioè inscalfibile e più forte di tutto. Così il presidente bianconero apre i lavori, sia al mattino che al pomeriggio, replicando all’accusa che la società sia coinvolta nell’ingresso degli striscioni con gli insulti su Superga e il Grande Torino, del derby del 23 febbraio 2014. «Chi parla di quell’episodio deve attenersi ai fatti, ogni altra considerazione è falsa e infondata — sottolinea Agnelli – . C’è stata una sentenza della Corte Federale d’appello, e gli autori dello ‘striscione canaglia’ sono stati individuati grazie alle tecnologie della Juventus, sono stati consegnati alla giustizia e sono rei confessi. Il nostro responsabile della sicurezza non ha aiutato a introdurre striscioni canaglia».

La controreplica della trasmissione di Rai3 non si fa attendere, con la diffusione di un audio in cui il security manager bianconero dice di «aver fatto una porcata». Ma Andrea non ci sta: «Si tenta di fare spettacolo, ma anche questa intercettazione è stata smontata. C’è un verbale del 2014 in cui l’autore dello striscione confessa di averlo introdotto nascosto nella felpa. Il nostro security manager D’Angelo svolge il suo mestiere in maniera impeccabile. Resta al suo posto e siamo fieri di averlo con noi. Il Torino chiede le nostre scuse? Il presidente Cairo sarà felice anche lui della ricostruzione corretta dei fatti da parte mia. Ci siamo scusati immediatamente. Quel che rileva, è capire che i responsabili stanno altrove». Agnelli ha poi chiamato il presidente Cairo per chiarire tutto in prima persona: un passo importante verso un derby, quello del 15 dicembre al Grande Torino, da vivere nel modo più sereno possibile.

Sul fatto che la Juve pretenda «rispetto delle sentenze» si scatena però la polemica sui social. Prima ancora di venire interpellato sulla questione, è lo stesso numero uno bianconero a rilanciare: «Dicono che la Juve non rispetta le sentenze? Nel 2006 mi risulta che in B ci siamo andati. Ma poi è chiaro ed evidente che nel mio salotto espongo le foto che più mi piacciono».

Quella di Beppe Marotta, assente dall’assemblea a differenza dell’altro a.d. uscente Aldo Mazzia, non è più sui muri di casa Juve. Agnelli sottolinea che le tempistiche e le modalità — con l’annuncio commosso dato dallo stesso Marotta subito dopo la vittoria sul Napoli — sono in linea con le esigenze di un club quotato in borsa. E nell’occasione presenta il nuovo stato maggiore al gran completo, col vicepresidente Pavel Nedvded, il responsabile dell’area sportiva Fabio Paratici, dell’area ricavi Giorgio Ricci e dell’area servizi Marco Re: «L’elemento che ci ha portato a prendere queste decisioni è stata la capacità di Marotta e Mazzia di crescere professionisti sotto di loro, dei futuri leader che possono prendersi le loro responsabilità. ”Cambia prima di essere costretto a farlo” è la lezione di Jack Welch (storico ceo di General Electrics ndr) . E noi abbiamo scelto una nuova generazione di leader a cui affidare la responsabilità della Juventus».

Ben sapendo che questa adesso è la squadra di Ronaldo, arrivato con la sua forza dirompente, ma anche con vecchie questioni ancora aperte, come quella del presunto stupro del 2009: «Io guardo negli occhi e chiedo — dice Agnelli —. È capitato con Conte, con D’Angelo e con Ronaldo. L’atteggiamento successivo di Cristiano non può che confermare le mie sensazioni iniziali».

25 ottobre 2018 (modifica il 25 ottobre 2018 | 23:03)

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