Adesso l’Irlanda “sbianchetta” anche il reato di blasfemia –


Nella cattolicissima Irlanda cade l’ultimo tabù. Dopo l’introduzione del matrimonio tra persone dello stesso sesso e la depenalizzazione dell’aborto, ecco che il popolo riscrive nuovamente la Costituzione. Gli irlandesi hanno deciso: il reato di blasfemia è un orpello inutile.

Il 26 ottobre sono stati chiamati a decidere sulla sua abolizione con lo strumento del referendum popolare. Anzi, più precisamente, a depennare quel “blasfeme” dall’articolo 40.6 della Suprema Carta. Il dettato normativo prevedeva, infatti, che “la pubblicazione o l’espressione di opere o parole blasfeme, sediziose o indecenti” costituisse “un reato punito dalla legge” con un’ammenda che poteva arrivare fino ai 25mila euro. Alle urne si sono recati il 43,79 per cento degli aventi diritto e, con il 64,85 per cento dei voti favorevoli, il reato è stato stralciato dalla Costituzione. Proprio come è accaduto già in Inghilterra e Galles nel 2008.

Una questione più che altro simbolica, se si considera che l’ultima condanna è datata addirittura 1855. Ma non c’è da stupirsi. L’esito del voto rispecchia a pieno il Paese nuovo. Quello dove la percentuale di cristiani praticanti è in continua picchiata: dal 94 per cento degli anni Sessanta al 72 di oggigiorno. E dove gli scandali dei preti pedofili hanno ridotto al lumicino le vocazioni e svuotato chiese e seminari. È “l’ultimo tassello del confessionalismo che viene giù”, secondo Adele Orioli, portavoce dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti (Uaar). L’auspicio dell’Uaar, adesso, è che il referendum irlandese faccia da apripista anche in Italia.

Esatto. Forse non tutti sanno che anche il nostro ordinamento prevede una sanzione (che può oscillare dai 51 ai 39 euro) per chiunque utilizzi espressioni blasfeme. Introdotto nel nostro codice penale nel 1930, il reato di blasfemia è stato declassato a illecito amministrativo nel 1999. Un “retaggio fascista”, secondo la Orioli, che spera venga presto sbianchettato. Il ragionamento è: se non si è opposta la Chiesa irlandese, c’è speranza che faccia altrettanto anche quella italiana. D’altronde, conclude la portavoce Uaar, “la libertà di espressione è protetta dalla Costituzione e non si vede proprio perché le opinioni in materia religiosa debbano essere criminalizzate”.



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