7 falsi miti su AIDS e HIV ancora troppo diffusi


Conosci il tuo stato” – è lo slogan scelto per la Giornata Mondiale di lotta contro l’AIDS 2018, giunta quest’anno alla 30esima edizione: un invito a sottoporsi al test per l’HIV che è gratuito, rapido e anonimo e permette di accedere in modo tempestivo alle terapie farmacologiche, migliorandone l’efficacia.

 

Il virus dell’HIV non è un bersaglio facile. Ogni anno, quasi un milione di persone muoiono perché non sanno di averlo contratto o perché non hanno accesso a medicinali adeguati. Nel 2017, ci sono state 1,8 milioni di nuove diagnosi. Benché sconfiggere l’AIDS sia tra gli obiettivi mondiali per il 2030, il numero di nuove infezioni e quello delle morti non stanno calando abbastanza rapidamente per raggiungere questo scopo.  

 

Di AIDS non si guarisce, ma a differenza di molte malattie, questa si può prevenire al 100%. Come ricorda l’Unicef, il virus si nutre dell’ignoranza e dei luoghi comuni, che ne favoriscono la diffusione. Ecco alcune tra le più diffuse bufale su questo tema, che è necessario lasciarsi alle spalle se vogliamo contribuire a rallentare l’avanzata dell’infezione da HIV, che interessa 36,9 milioni di persone in tutto il mondo, dei quali 1,8 milioni sono bambini. Solo il 75% di queste persone sa di aver contratto il virus, e tra questi, soltanto 4 su 5 hanno accesso alle terapie antiretrovirali.

 

1. AIDS e HIV sono la stessa cosa. L’AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita) è causato dal virus dell’HIV, che aggredisce il sistema immunitario umano, rendendolo incapace di far fronte alle infezioni. Ma non tutte le persone sieropositive, cioè che hanno contratto il virus dell’HIV, sono destinate a sviluppare l’AIDS. Ci si ammala soltanto in assenza di cure adeguate. Con una diagnosi tempestiva e l’assunzione costante di farmaci antiretrovirali, si può restare portatori del virus con una speranza di vita normale. 

2. Le cause? Promiscuità sessuale e consumo di droghe. No, la causa è, semplicemente, un virus; e l’arma principale che abbiamo per combatterlo è la diffusione della cultura della prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili. Se è vero che quelli descritti sono comportamenti a rischio, stigmatizzarli e fingere che l’HIV non possa riguardare chiunque – anche chi è impegnato in una relazione monogama e non fa uso di droghe – non aiuta certo a proteggersi.

 

Con questo pregiudizio si ignora inoltre una grossa fetta del problema, quello del contagio madre-figlio: anche se enormi progressi sono stati compiuti per ridurre la trasmissione del virus durante il parto, ogni giorno, nel mondo, nascono 600 bambini sieropositivi. Nel 2017, l’80% delle donne sieropositive in gravidanza ha avuto accesso a terapie antiretrovirali per prevenire il contagio dei nascituri.

 


Le giovani donne tra i 10 e i 24 anni corrono un rischio doppio rispetto ai coetanei maschi di contrarre l’HIV. Questa sproporzione è dovuta a disuguaglianze culturali, sociali ed economiche. | Danish Siddiqui/Reuters

 

3. L’AIDS è un problema degli omosessuali. Non è affatto così. Nel 2017, il 47% delle nuove infezioni da HIV ha riguardato le cinque popolazioni che l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera più vulnerabili e cioè maschi che fanno sesso con maschi (Msm), persone detenute, persone che fanno uso di droghe per via iniettiva, persone che si prostituiscono e persone transgender.

 

Queste fasce sono particolarmente interessate anche perché in molti Paesi, leggi e politiche discriminatorie non consentono loro accesso a test diagnostici e trattamenti medici dignitosi. Ma l’AIDS può colpire chiunque, indipendentemente dall’età, dall’etnia e dall’orientamento sessuale. In Italia la modalità di trasmissione principale alla base delle nuove diagnosi dello scorso anno (3.443) è stata all’interno di relazioni eterosessuali. La vera popolazione a rischio, quindi, è quella che non usa il preservativo.

4. Avere contatti quotidiani con chi è sieropositivo o malato di AIDS mette a rischio di contagio. Niente di più sbagliato e ingiusto. Il virus dell’HIV si trasmette soltanto attraverso sangue, sperma, secrezioni vaginali o latte materno. La trasmissione sessuale è la modalità più diffusa e riguarda l’80% delle nuove diagnosi.

 

Non si trasmette mangiando dallo stesso piatto di una persona portatrice del virus, né usando lo stesso bagno. Non si trasmette con strette di mano, abbracci o baci: nel caso di baci “profondi”, il rischio contagio si ha solo nel caso entrambi i partner abbiano ferite o lesioni orali che possano favorire il contatto tra il rispettivo sangue. Il virus dell’HIV non si trasmette con la saliva, né con il sudore, e nemmeno attraverso le punture di insetto.

 

5. Se hai solo relazioni monogame non c’è nessuna ragione per fare il test. Anche questo è un falso mito: tutte le persone sessualmente attive dovrebbero sottoporsi al test per l’HIV, l’unico modo per diagnosticare o escludere con certezza la presenza del virus nell’organismo. Nelle strutture pubbliche italiane, il test è gratuito, si può effettuare in forma anonima o strettamente confidenziale e spesso non richiede l’impegnativa del medico di base. Prima di effettuarlo, occorre in genere aspettare tre mesi dall’ultimo comportamento a rischio (il periodo “finestra” impiegato dall’organismo per sviluppare gli anticorpi al virus rilevati dal test).

 

Esiste anche un autotest per l’HIV disponibile in farmacia, con una spesa moderata (circa 20 euro) e senza impegnativa del medico di base.

Si scopre l’esito dopo 15 minuti e con un’attendibilità nei risultati vicina al 100%. Va comunque rispettato lo stesso intervallo finestra e, in caso di risultato positivo, va ripetuto l’esame in laboratorio.

 


“Know your status”: conosci il tuo stato, lo slogan scelto per la campagna per la lotta contro il virus dell’HIV del 2018. | Shutterstock

6. Se una persona è sieropositiva, lo si vede. Discriminare una persona sieropositiva o con AIDS costituisce una violazione dei diritti umani, e fa il gioco del virus, che si propaga grazie alla pseudo cultura e al silenzio. Chiarito questo, è bene sapere che molti dei sintomi più evidenti dell’AIDS e dei trattamenti necessari a curarlo sono, oggi, meno visibili. Una persona con HIV che non abbia ricevuto una diagnosi può rimanere perfettamente in salute anche per una decina d’anni: e per come funziona il virus, nei primi mesi dal contagio ci si può sentire in gran forma, ma è anche il periodo in cui i propri fluidi corporei sono maggiormente contagiosi.

 

7. Se contrai il virus dell’HIV, sei destinato a morire prematuramente. Dalla scoperta della malattia nei primi anni ’80, il trattamento del virus ha fatto passi da gigante, tali da garantire una buona aspettativa di vita a chi conduca le terapie antiretrovirali. Secondo uno studio pubblicato lo scorso anno sul Lancet, un 20enne che scopra oggi di aver contratto l’HIV e che inizi a curarsi subito ha un’aspettativa di vita di 78 anni, molto simile a quella dei suoi coetanei HIV-negativi. Oltre a sostenere lo stato di salute, le terapie antiretrovirali riducono la quantità di virus nell’organismo e con essa le sue probabilità di trasmissione.

 


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