ugg stiefel Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte del militare Emanuele Scieri sull’attività svolta

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Presidente ed Onorevoli colleghi, Emanuele Scieri era un giovane avvocato di 26 anni di Siracusa. Un ragazzo di sani valori e principi intelligente serio e disciplinato, le cui attitudini riconosciute da tutti, lasciavano presagire una sicura affermazione in campo professionale.

La chiamata ad effettuare il servizio militare lo raggiunse quando già svolgeva la pratica forense. La scelta l’aveva fatta molti anni prima, durante la visita medica militare ed aveva optato per svolgere il servizio presso i paracadutisti della Folgore.

Il Parlamento italiano, immediatamente si occupò della vicenda, non andando al di là di attività di sindacato ispettivo o conoscitive anche perché i governi di quegli anni non espressero una volontà favorevole ad istituire una Commissione d’inchiesta, procedendo così, ad una indagine conoscitiva sul fenomeno del nonnismo.

Dopo ben quattro legislature, questa Camera ha invece preso atto delle istanze di giustizia provenienti dalla famiglia e dal territorio. All’inizio di questa legislatura ben 13 comuni, non solo siciliani, hanno più volte chiesto “l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del militare di leva Emanuele Scieri”.

In una data casuale, ma particolarmente significativa, il 4 novembre 2015, giorno della festa delle Forze Armate, la Camera dei deputati ha deliberato, a larghissima maggioranza, l’istituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del militare di leva Emanuele Scieri, che ho avuto l’onore di presiedere.

La Commissione composta da ventuno deputati, designati in rappresentanza dei gruppi parlamentari di maggioranza e minoranza, ha lavorato con intensità lasciatemelo dire, i dati sono nella relazione, alla quale rimando.

Abbiamo ascoltato 76 persone: familiari, ex militari della caserma Gamerra, esperti, consulenti, magistrati, rappresentanti di associazioni, persone detenute.

Incessantemente la Commissione ha esaminato tutti gli atti delle inchieste giudiziarie già svolte ed ha proceduto ad ulteriori indagini. L’archivio dei documenti della Commissione ha raccolto circa seimila pagine di atti, oltre i video, i filmati, ed i reperti.

Non è mai mancato ci tengo a dirlo, l’aiuto della Procura di Pisa alla quale abbiamo chiesto l’invio degli atti di indagine e la collaborazione degli attuali vertici della Folgore, sia della Brigata che della Caserma, per l’attività della Commissione. Fin da subito lo Stato Maggiore, l’amministrazione della Difesa si sono messi al servizio con l’invio dei documenti, che la commissione ha chiesto nel corso dei due anni.

Fin da subito il Governo, nella persona della Ministra della difesa, senatrice Roberta Pinotti, nella sua audizione ha rassicurato la Commissione con le seguenti testuali parole: “non troverete porte chiuse e neppure socchiuse, sono a vostra disposizione tutti gli atti anche quelli più sensibili, in possesso dell’amministrazione necessari ai lavori”.

Vorrei sottolineare i rilievi emersi in Commissione non intendono delegittimare il ruolo centrale dell’istituzione militare la Commissione ha lavorato nella ricerca della verità, sgombra da ogni pregiudizio in particolare nei riguardi di un corpo, quello della Folgore, che si è sempre distinto per il suo servizio allo Stato, anche attraverso le missioni all’estero, ma lasciatemi dire che abbiamo lavorato e depositato la relazione senza alcun timore reverenziale, perché la commissione ha ricevuto un mandato parlamentare e per dovere istituzionale ha evidenziato gli elementi obiettivi che sono emersi e che hanno permesso di individuare elementi di responsabilità che abbiamo sottoposto al vaglio della Procura della repubblica di Pisa che su istanza della commissione ha già riaperto nuove indagini.

utile riepilogare sinteticamente quanto avvenne:

Il 13 agosto 1999, terminato il cosiddetto CAR, tutto lo scaglione 7/99 al quale apparteneva Scieri, veniva trasferito a mezzo di 2 pullman militari da Firenze a Pisa, presso la caserma Gamerra.

Durante il tragitto i caporali diedero sfogo alla loro natura irrispettosa della dignità dei componenti dello scaglione, ordinando di mantenere per l’intera durata del viaggio una posizione scomoda ed innaturale (la posizione cosiddetta della sfinge), ovvero di rimanere immobili con la schiena staccata dalla spalliera del sedile e le mani sulle ginocchia. Imposero di viaggiare con i finestrini chiusi e il riscaldamento acceso, costringendo le reclute a tenere il basco in testa nonostante la calura estiva. Sul pulman praticarono a due reclute il cosiddetto “battesimo” consistente nel colpirli con forti pugni sul petto, strappare le mostrine dalla tuta mimetica e sfregarle sul viso. Per dette violenze tre caporali vennero condannati con sentenza definitiva.

Lo scaglione arrivava alla caserma Gamerra di Pisa, intorno all’ora di pranzo; tutti vennero radunati davanti al magazzino di casermaggio. Si specifica che il magazzino di casermaggio si trova di fronte la torre dove poi viene ritrovato il cadavere di Scieri, tre gg. dopo, ai piedi di una scala.

Esaurite le formalità di rito, alle giovani reclute veniva concessa la libera uscita, che Emanuele Scieri, , trascorreva in compagnia di alcuni commilitoni, passeggiando per il centro di Pisa.

Alle ore 22,15, Emanuele Scieri rientrava in caserma, insieme a Viberti, Gelli, Valentini e Mastrini. Anziché ritirarsi direttamente in camerata, Viberti e Scieri si incamminavano nel vialetto che costeggia il muro di cinta della caserma Gamerra, per fumare una sigaretta. Dopo pochi minuti, il Viberti decideva di rientrare in camerata, mentre Scieri, secondo il racconto di Viberti, rimaneva a telefonare, all’altezza del luogo dove poi è stato ritrovato 3 gg dopo, ai piedi della scala della torre di asciugatura dei paracadute. In seguito, dalle indagini della Procura di Pisa, emergerà che nessuna telefonata venne fatta da Scieri in quel momento.

Alle 23,45, come di regola, veniva effettuato il contrappello, nel corso del quale Emanuele Scieri, stranamente, risultava assente.

In quella occasione alcuni commilitoni (non il Viberti) segnalarono ai militari che procedevano al contrappello: che Emanuele Scieri era regolarmente rientrato in caserma; che fino a pochi minuti prima era stato visto passeggiare in compagnia del Viberti;

Trattandosi di una recluta arrivata in caserma quello stesso giorno e rientrata prima dell’orario del contrappello, i superiori avrebbero dovuto prendere in considerazione l’ipotesi di un malore improvviso o di un atto di nonnismo

Deve essere ribadito che l’esistenza di atti di nonnismo era un fenomeno presente nella caserma “Gamerra” e ben conosciuto dai vertici militari, tanto che in commissione il gen. Della Folgore Celentano ha dichiarato che gli atti di nonnismo erano all’ordine del giorno, e l’allora Colonnello Ratti , proprio il giorno in cui arrivò Scieri in caserma, fece firmare alle reclute dello scaglione 7/99, quindi anche a Scieri, un’autodichiarazione con cui si impegnavano a denunciare eventuali atti di nonnismo subiti.

I militari addetti al contrappello, quella sera, si limitarono ad annotare nell’apposito modulo del rapporto della sera la dicitura “mancato rientro”, anziché scrivere “mancata presenza al contrappello”.

Si sottolinea che nel rapportino della sera era previsto uno spazio per riportare le eventuali note o novità.

Nelle sommarie informazioni testimoniali del 04.10.99 rese alla Procura Militare di La Spezia, il sergente maggiore Simone Pugliese dichiara di aver ricevuto dal Colonnello Ratti, l’ordine di eseguire, la sera del 13 agosto ’99, il contrappello nella prima Compagnia, dove era stato assegnato Scieri. Pugliese specifica che su ordine del col Ratti era rimasto nell’edificio della prima Compagnia fino a mezzanotte e trenta, perché: quell’orario è a rischio perché qualche “nonno” in epoca passata, andava a fare qualche bravata in danno degli allievi. Le ore serali dunque, secondo le dichiarazioni di Pugliese, ma anche secondo i vertici della catena di comando, vedasi col. Ratti, erano a rischio.

Il Colonnello Fantini, audito da questa Commissione il 27.2.17 definisce totalmente scorretta la trascrizione di “mancato rientro” riportata nel “rapportino della sera” e specifica ciò che la Commissione ha sempre sostenuto: “gli addetti al contrappello avrebbero dovuto riportare quanto riferito dai commilitoni, ovvero che Emanuele Scieri era rientrato in caserma.

Il caso di Scieri è stato l’unico episodio in cui un militare entrato in caserma non si sia presentato al contrappello. Questa è una delle numerose anomalie che gettano ombre sul caso Scieri.
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