ugg kids sale Riconoscimento dello Stato della Palestina

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14 Gennaio 2015 Da lunedì, i dipendenti pubblici di Gaza sono in sciopero per il mancato pagamento dei salari a 26 mila lavoratori. L’Anp è in ritardo di sette mesi sui versamenti e la protesta si va radicalizzando. E’ di oggi la notizia che gli impiegati sono riusciti ad entrare nel quartier generale del governo e hanno indetto un sit in permanete.

Mushir al Masri, portavoce di Hamas, ha fatto sapere che se Abu Mazen non sbloccherà i fondi in tempi brevi, allora il governo di unità nazionale è da considerarsi finito. L’esponente islamista, inoltre, ha aggiunto:

“Il governo non si è preso le sue responsabilità nei confronti della Striscia di Gaza, in particolare dei dipendenti pubblici. Ogni giorno il governo dimostra di essere un esecutivo di divisione e non di consenso nazionale”

7 gennaio 2015: ONU, Palestina accederà alla Corte penale Internazionale

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki moon ha annunciato che la Palestina accederà alla Corte penale internazionale dal primo aprile 2015.

La mossa permetterà ai palestinesi di perseguire accuse di crimini di guerra contro Israele, il cui governo ha intrapreso nel luglio 2014 la campagna militare Protective Edge che aveva come obiettivo la distruzione dei tunnel costruiti da Hamas per trasportare armi ma che ha comportato nei due mesi di azioni militari (luglio agosto) più di 1.500 vittime civili palestinesi.

Con questa decisione l’Onu ha riconosciuto alla Palestina lo status di Stato osservatore permaente anche se non membro delle Nazioni Unite. Step precedente a questa mossa c’era stato lo scorso venerdì 3 gennaio, quando i palestinesi hanno sottoscritto i documenti che ratificano lo Statuto di Roma che disciplina la Corte penale, ultimo passo formale per aderire alla giurisdizione del ttibunale permanete sui crimini si guerra.

17 dicembre 2014 Il Parlamento Europeo ha appena adottato una risoluzione in favore del riconoscimento in linea di principio dello Stato della Palestina con 498 voti a favore su un totale di 697.

La risoluzione si basa sui confini stabiliti nel 1967, con la città di Gerusalemme come capitale, ed esorta ovviamente la ripresa delle trattative di pace.

Gaza, Amnesty denuncia attacchi “deliberati e diretti” delle forze israeliane

10 dicembre 2014, ore 11.39 Secondo quanto riporta una denuncia di Amnesty International Israele avrebbe compiuto attacchi deliberati e diretti, equivalenti a crimini di guerra, contro importanti edifici civili di Gaza nel corso degli ultimi giorni dell’operazione “Margine protettivo”. Le operazioni militari che si stanno svolgendo negli ultimi 4 giorni a Gaza, formalmente operazioni di peacekeeping (il confine tra “peace” e “violence” in Medio Oriente è molto labile) dell’esercito israeliano, sono al centro di un nuovo rapporto dell’associazione internazionale che denuncia l’aperta violazione del diritto internazionale umanitario: tali attacchi, secondo Amnesty, dovrebbero essere oggetto di indagini indipendenti e imparziali. Spiega così Philip Luther, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International:

“Tutte le prove in nostro possesso mostrano che questa distruzione su vasta scala è stata portata a termine in modo deliberato e senza giustificazioni militari. [..] Sia la realtà sul campo che le dichiarazioni fatte all’epoca dai portavoce dell’esercito israeliano indicano che gli attacchi sono stati punizioni collettive contro la popolazione di Gaza, con l’obiettivo di distruggere i già scarsi mezzi di sostentamento. [..] Anche se le autorità israeliane avessero avuto buoni motivi per ritenere che una parte di un edificio fosse usata per scopi militari, avrebbero comunque avuto l’obbligo di scegliere forme e metodi di attacco tali da minimizzare i danni ai civili e alle loro proprietà. In precedenza, l’esercito israeliano aveva compiuto attacchi aerei contro determinati appartamenti in edifici multipiano senza distruggere completamente questi ultimi.”

La denuncia di Amnesty viene presentata perchè, sebbene gli israeliani abbiano avvisato degli attacchi i civili palestinesi che vivevano nei paraggi degli obiettivi, la popolazione è stata presa dal panico per l’ultimatum evacuando in fretta gli edifici e perdendo così i propri averi, tra cui documenti importanti, gioielleria e risparmi: secondo quando denuncia Amnesty le autorità israeliane non hanno fornito alcuna informazione sui motivi per cui abbiamo raso al suolo quattro interi edifici. La condotta dell’esercito israeliano è da mesi al centro dei rapporti di Amnesty International, preoccupata per le continue violazioni dei diritti dei civili che vivono a Gaza e per le continue prove di forza dell’esercito di Israele. Per questo Amnesty International ha chiesto che alla Commissione d’inchiesta istituita dalle Nazioni Unite sia permesso di svolgere le sue attività senza ostacoli e che le autorità israeliane annullino il divieto d’ingresso a Gaza nei confronti dell’organizzazione e di altri organismi per i diritti umani.

Gaza, le forze israeliane uccidono un palestinese a nord della Striscia

23 novembre 2014 Prima vittima sulla Striscia di Gaza a 50 giorni dalla fine delloffensiva israeliana dellestate scorsa. Un civile palestinese di 32 anni, identificato come Fadel Mohammed Halawa, è stato ucciso dalle forze israeliane al confine a nord della Striscia. La notizia arriva da ufficiali palestinesi, secondo i quali il giovane stava facendo birdwatching o qualcosa di simile, i contorni sono ancora tutti da definire e si è avvicinato troppo al confine. E accaduto, lo conferma il Ministro della Sanità palestinese, ad est del campo profughi di Jabaliya. Il colpo fatale, secondo il medico intervenuto subito dopo, sarebbe partito da una torretta di guardia in territorio israeliano. Fonti israeliane hanno confermato lepisodio, precisando però di aver esploso due colpi di avvertimento prima di aprire il fuoco contro le due persone che si stavano avvicinando al confine.

Gaza, Mogherini: “Ue sia interlocutore nel processo di pace”

Aggiornamento 4 novembre, ore 18.26 Sono mesi difficili quelli della ricostruzione a Gaza, dopo i bombardamenti che quest’estate hanno completamente distrutto l’economia nella Striscia, già allo stremo dopo anni di blocco merci. Mesi di tensione, una tensione palpabile pronta ad esplodere in violenza ogni qualvolta cada uno spillo in terra: è il caso, anche se è riduttivo parlare di “spilli”, delle violenze registrate alla spianata delle moschee di Gerusalemme la scorsa settimana. Intervistata da La Stampa il neo commissario Ue per la politica estera Federica Mogherini ha spiegato come il punto di partenza del suo mandato sia proprio Gaza:

“Mi dicono che tutti sentono il bisogno di avere lUe come interlocutore comune; per questo partiamo da qui.”

ha spiegato Mogherini annunciando la sua prima missione, prevista per venerdì, a Tel Aviv e Gaza.

“Dopo i fatti di Gaza, il desiderio della gente è che non si vada avanti così per ventanni. Anche perché, in assenza di rappacificazione, avremo una Gaza dopo laltra. Cè una consapevolezza che rappresenta una finestra di opportunità. [..] Bisogna guardare alla luna, non al dito. Il riconoscimento è il dito. La luna è lo Stato palestinese, lelemento più importante. Trovo che il nodo più interessante è se riusciremo ad avere uno Stato palestinese nei miei cinque anni di mandato.”

Gaza, palestinese ucciso dai militari israeliani

Mercoledì 10 settembre, ore 9:45 Dopo alcuni giorni di relativa calma, rischia di riesplodere la situazione nella striscia di Gaza. Un palestinese di 22 anni è infatti stato ucciso vicino a Ramallah dal fuoco di militari israeliani, durante gli scontri fra i soldati e una cinquantina di giovani nel campo profughi di al Amari. Lo riferiscono i media online israeliani. I militari erano entrati nel campo per arrestare “un ricercato” e l’irruzione ha innescato i disordini. Martedì 2 settembre, ore 16.25 Il presidente palestinese Abu Mazen ha elaborato un piano di pace per uscire dalla crisi internazionale con “stallo alla messicana” a Gaza: il piano prevede colloqui per 9 mesi e l’impegno a concludere l’occupazione entro 3 anni a partire dall’inizio dei negoziati. La notizia è stata riferita al giornale giordano al Ghad da un collaboratore di Abu Mazen, rimbalzando immediatamente su tutti i media anche in Israele. Nel piano di pace, che in breve sarà illustrato alla Lega Araba e al segretario di Stato Usa, John Kerry, c’è anche il congelamento delle colonie israeliane. Di fatto il piano di Abu Mazen cerca non solo di porre fine alle violenze con Israele, ma anche di eliminare qualsiasi pretesto a nuove violenze nei prossimi anni e a riallacciare un rapporto duraturo e fraterno con l’Egitto, che tuttavia la maggior parte dei palestinesi considera uno “stato canaglia”, sopratutto per la chiusura del valico di Rafah e per le politiche dure sin qui dimostrate più con lo stato palestinese che con Israele stesso. Mazen, che con Hamas ha un rapporto pessimo dopo che gli islamisti cacciarono dalla striscia gli esponenti del partito che fa capo al Presidente palestinese, non avrebbe tuttavia sciolto il nodo numero uno per Tel Aviv: il disarmo totale e incondizionato di Hamas come condizione essenziale per l’avvio dei negoziati. Giovedì 28 agosto 2014 La tregua tra Israele e Gaza sembra reggere, tanto che gli israeliani hanno deciso di riaprire il valico di Erez con la Striscia ai malati, ai commercianti e ai palestinesi di Gaza che sono in possesso di permessi speciali. La zona di interdizione è dunque ridotta. Inoltre gli agricoltori palestinesi possono avvicinarsi fino a 100 metri dal confine. Tuttavia per i pescatori la zona autorizzata torna a sei miglia marine e tra un mese salirà a dodici miglia.

tregua permanente. Netanyahu: ” ancora presto per capirlo”

Mercoledì 27 agosto 2014 20.10: a poco più di 24 ore dallinizio della nuova tregua, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha messo le mani avanti, dichiarando che è ancora prematuro parlare di una tregua duratura:

ancora presto per poter stabilire se sia stato effettivamente raggiunto un periodo prolungato di calma.

Israele, lo ha sottolineato il premier, ha ottenuto grossi successi militari e politici su Hamas, che invece ha subito un durissimo colpo e impiegherà diverso tempo per rimettersi in piedi. 10.10: sono passate poche ore dallinizio della nuova e si spera duratura tregua tra Israele e Hamas e le città sulla Striscia di Gaza cominciano pian piano a cercare di ritrovare una parvenza di quotidianità. I residenti hanno iniziato a lasciare i rifugi e stanno facendo ritorno nei loro quartieri e nelle loro abitazioni o ciò che resta delle stesse. 27 agosto 2014: la tregua è ufficialmente iniziata e al momento non si registrano segni di cedimento. Dopo sette settimane di sangue, con oltre 2200 vittime, si riaccendono le speranze per un cessate il fuoco duraturo. Le parti coinvolte sono certe che stavolta la tregua reggerà, mentre i cittadini scendono in piazza per festeggiare questo ritrovato periodo di calma. Sospiri di sollievo a livello internazionale, con gli Stati Uniti che hanno espresso sostegno totale e lItalia che tramite il ministro degli Esteri Federica Mogherini fa sapere che ora è necessario che israeliani e palestinesi avviino al più presto negoziati per una tregua duratura e un’intesa politica che porti finalmente a una soluzione stabile del conflitto.

18.00: la tregua è stata accettata da Israele. Nonostante un razzo abbia ucciso un israeliano e i lanci da Gaza siano continuati per tutto ilo giorno, il governo di Netanyahu, sebbene non ancora ufficialmente, ha dato il suo placet. L’orario in cui il cessate il fuoco diventerà effettivo è slittato di un’ora: le 19 ora locale. In questi minuti Abu Mazen sta parlando alla televisione annunciando l’accordo. 16.45: Scatterà alle ore 18, le 17 italiane, una nuova tregua nella Striscia di Gaza tra combattenti palestinesi e esercito israeliano. La hanno annunciato dirigenti della Jihad Islamica, a cui ha fatto eco il capo negoziatore di Hamas, dal Cairo. In un messaggo televisivo, Moussa Abu Marzouk ha sostenuto che questa cessazione (si spera il meno temporanea possibile) delle ostilità è “frutto degli sforzi e della resistenza del popolo palestinese”. E’ atteso per le 19 un discorso del dell’Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen. Il coinvolgimento di tutte le principali fazioni politiche e militari palestinesi è un segnale positivo che potrebbe rendere più credibile la tregua. Non si parla della durata del cessate il fuoco, ma Il leader di Hamas, Ismail Haniyeh ha parlato di “accordo duraturo”. La potenziale intesa arriva dopo la giornata di ieri, che ha visto il massimo numero di missili (120) lanciati da Gaza su Israele, dall’inizio del conflitto.
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