ugg italia shop online Renzi ha pronto il piano B

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Il Patto del Nazareno si basa su una riforma fondamentale, quella dell’Italicum. Ci vuole una legge elettorale nuova e sia Renzi sia Berlusconi sono ben contenti di poterla scrivere assieme, in modo da ritagliarla su misura per i loro interessi. Cosa sta andando storto in questi giorni, perché l’ultimo incontro tra Renzi e Berlusconi è stato molto più teso dei precedenti? Il problema che sempre più sta emergendo in superficie è quello di cui in realtà si parla da moltissimo tempo: una volta fatta la riforma elettorale, cosa impedisce a Matteo Renzi di andare al voto e prendersi la larghissima maggioranza che, sondaggi alla mano, dovrebbe ottenere?

Uno scenario che Berlusconi deve impedire a tutti i costi, dal momento che oggi come oggi le elezioni anticipate soprattutto se con il premio alla lista che il premier desidera rischiano di relegare Forza Italia dietro al Movimento 5 Stelle e magari anche dietro al nuovo partito che Salvini va costruendo. Uno scenario ben diverso da quello in cui oggi si trova il partito di Berlusconi: decisivo per le riforme e interlocutore privilegiato del premier. Per questa ragione Matteo Renzi cerca in continuazione di rassicurare il Cavaliere: “Non si va al voto prima del 2018”.

Queste sono le parole. Ma come si fa a fidarsi dell’uomo che disse a Enrico Letta di “stare sereno” pochi giorni prima di fargli le scarpe? Il timore che, una volta approvato l’Italicum, Renzi faccia saltare il tavolo per andare al voto è molto forte, tanto più che sulla questione Renzi sta imprimendo una netta accelerazione, giustificata dal fatto che la minaccia di elezioni può tornargli molto utile a tenere buona la sua opposizione interna. Il problema, però,
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è sempre lo stesso: se Berlusconi non si fida può anche decidere di far saltare il Patto del Nazareno e avere così la quasi certezza di una legislatura che vada avanti fino alla sua conclusione naturale.

Renzi ostaggio di Berlusconi? In un certo senso sì, anche se ovviamente il lavoro del premier punta proprio a evitare una situzione del genere. Ragion per cui si sta lavorando al piano B: una maggioranza allargata al Senato. Ne dà conto La Stampa:

Il piano riservato di Palazzo Chigi: allargare la base parlamentare della maggioranza al Senato (dove i numeri sono ballerini), aprendo a destra e a sinistra, con la formazione di un nuovo gruppo, nel quale potrebbero trovare ospitalità sia i parlamentari già usciti dal Cinque Stelle, sia quei senatori eletti in liste diverse dal centrosinistra e che nelle settimane scorse si sono avvicinati alla maggioranza.

C’è un problema non secondario, però:

Impresa non semplice, sinora, federare tutti e 15 i senatori grillini finora usciti e quelli che potrebbero uscire dal gruppo del Cinque Stelle, che tra di loro non si amano e attualmente sono divisi in quattro diverse aree, i 3 di Italia lavori in corso, i 4 di Movimento X, i 6 battitori liberi e i 2 nel Gruppo misto. Con una complicazione in più: che oltre a federare gli ex grillini,
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poi bisognerebbe trovare un amalgama per tenerli assieme agli altri senatori di diverse provenienze. Uno scenario che Renzi preferisce riservarsi più come deterrente che come prima scelta.

Il nocciolo della questione è chiaro: le riforme si possono fare anche allargando la maggioranza ad altri soggetti. C’è però un punto che non viene preso in considerazione: che vantaggio avrebbero questi ex M5S e fuoriusciti da Sel ad appoggiare delle riforme che potrebbero far cadere il governo e accorciare nettamente la loro esperienza di parlamentari?