ugg boots clearance sale Reportage dalla mostra di ISEA 2011

ugg replacement insoles Reportage dalla mostra di ISEA 2011

Il problema della connessione si è risolto solo al mio rientro ieri sera: ho proceduto come un rporter d’altri tempi, prendendo appunti su carta, usando la penna e un cellulare per scattare delle foto, e non mi è dispiaciuto. Eccomi dunque qui a ripercorrere questi giorni di ISEA 2011 insieme a voi. Ripartiamo dalla mostra UNCONTAINABLE, la mia meta dell’ultimo giorno.

Siamo alla Cumhuriyet Art Gallery, a Taksim Square, uno dei quartieri più centrali vivi e soprattutto raggiungibili della capitale (anche dal mio albergo: ci metto infatti una decina di minuti di autobus stracolmi di gente). La galleria è un ampio spazio suddiviso da archi bassi e morbidi e pareti bianche, ideale per esporre. L’ingresso all’esposizione è gratuito e Uncontenable fa parte del programma di eventi paralleli della Biennale in corso che purtroppo non ho avuto il tempo materiale di visitare. Il concept, ideato dal direttore artistico Lanfranco Aceti, insieme a zden ahin, pone l’acento sull’intersezione fra arte, scienza e tecnologia nel tentativo di mostrare la complessità delle interazioni sociali contemporanee e il ruolo giocato dalla tecnologia nel ridefinire il concetto di estetica. “Contenere l’incontenibile” è una contraddizione positiva che attraversa tutta la mostra, perchè la natura di questi lavori tende costantemente ad uscire gallerie, musei, confini nazionali, per parlare di come la vita quotidiana tecnologicamente mediata degli esseri umani, il nostro modo di relazionarci col mondo (inclusi altri esseri umani, luoghi, spazi, oggetti e altre specie) sia sogetto ad una mutazione/ridefinizione perenne.

Ma parlimo delle sorprese che mi ha riservato questa mostra. Innanzitutto ho visto dal vivo opere diverse opere di cui vi avevo parlato in passato sul blog, ed è stata un’emozione. La più gradita senz’altro “One Hundred and Eight”, istallazione interattiva di Nils Voelker. La parete di buste di plastica che respirano è bella, delicata e incisiva proprio come la immaginavo, incluso il suo aspetto strettamente “acustico”: il suono ambientale che che ne risulta è rilassante e organico. La seconda sono gli Scènocosme, deliziosa coppia di artisti francesi composta da Gregory Lasserre e Anais met den Ancxtche che ho intervistato circa un anno fa: erano presenti con ben due installazioni, Akusmaflore e Light Contact. Ho dunque avuto il piacere di passeggiare in mezzo alle loro piante rampicanti rese sensibili interattive dai sensori che al nostro tocco emettono suoni differenti, ma sono rimasta più colpita da Light Contact. Molto essenziale nell’aspetto istallativo, una sfera di metallo su cui è puntata una luce invita ad essere toccata: facendolo non succede niente, si è dunque spinti a leggere le istruzioni, per scoprire che abbiamo bisogno di un compagno al fine di chiudere un circuito elettrico. E così, al nostro respiro e al contatto dei corpi di due o più performer involontari, l’ambiente reagisce: sopra di noi una struttura in telo bianco molto si illumina di colori differenti e produce suoni di volta in volta differenti. L’aspetto esperienziale dell’opera è riuscitissimo, come quello sociale: l’jnstallazione invita realmente gli indvidui a interagire. La terza è “Paul”, il Robot ritrattista, ve lo ricordate? Anche lui presente a ISEA, si è esibito nelle sue performance da techno artista munito del suo braccio meccanico: purtroppo non l’ho visto in azione, ma ho conosciuto il suo creatore, Patrick Tresset, che, potere della rete, appena mi ha visto mi ha ringraziato per l’articolo.

Uncontanable ISEA 2011, Istanbul

Altre opere da menzionare sono Tele Trust (foto in alto) di Karen Lancel e Hermen Maat, Sphere di Kilian Ochs, Weeping Willow di Nigel Helyer. Tele Trust è un wearable, un ibrido fra oriente e occidente ispirato a un abito da monaco e un burka. Indossato, l’abito trasforma il corpo in un’interfaccia di comunicazione grazie a sei veli di tessuto muniti di sensori. Toccando il corpo i sensori formano un network, creando la possiblità di “incontrare” altri e rccontare storie: un nuovo spazio (pubblico/privato, fisico/virtuale, intimo/collettivo), un corpo network che apre una riflessione sulla fiducia, sulla paura e sul desiderio di comunicare. A questo link un video ci spiega bene il funzionamento di Tele Trust. Shere, nella sua semplicità, è una delle mie opere preferite: una voluminosa scultura musicale dove una sfera di fili di metallo intrecciati che ricordano un globo diventa uno strumento da suonare. La sfera è attaccata a una sorta di pianoforte realizzato in cartone. Ma per suonarla bisogna togliersi le scarpe: il nostro corpo chiude infatti un circuito elettrico che, toccando la tastiera, attiva diversi suoni. A questo link potete vederlo in azione. Weeping Willow ci parla della complessa relazione fra due imperi: quello britannico e quello cinese, in particolare il Catai: su un tavolo coperto da una tovaglia rossa sono disposti una mappa e 12 piatti, quelli in ceramica blu una delle “cineserie” più diffuse in occidente in realtà prodotte proprio in Inghilterra (a Staffordshire) ispirandosi alla zona dei laghi di HangZho, documentata da Marco Polo. Ogni piatto evidenzia un frammento, che è anche un frammento di storia. Ma questa volta non si tratta di una rappresentazione culturalmente mediata dall’occidente. C’è inoltre da notare come la produzione di queste porcellane avvenga ora in Cina e in Giappone. Partendo da questi due dati, Nigel Helyer ha chiesto ai lavoratori di HangZho di raccontare e identificare le narrative nascoste in questi piatti: ognuna di esse corrisponde a un frammento ed è riportata nella mappa al centro del tavolo. Per saperne di più su questo interesante progetto è possibile visitare questo link.

Nel complesso una mostra piacevole da percorrere che lascia aperta una questione: se è vero che l’arte incontra scienza e tecnologia, è anche vero che l’innovazione prodotta a livello sociale, antropologico e culturale da device tecnologici come uno smarphone (uno per tutti l’iPhone) ha un impatto schiacciante e soprattutto è realmente un fenomeno di massa che entra e modifica la vita quotidiana di milioni di persone.

Ultima nota. Quello che vi ho raccontato è il cuore di Uncontanable, ma la mostra è stta sviluppata su diverse location della città che trovate riassunte sul sito. Ecco la lista completa degli artisti che hano esposto: Mark Amerika, JL Andruszkiewicz, Thomas Ankersmit, Warren Armstrong, Roy Ascott, Elif Ayiter, Bello Benischauer, David Bowen, Kirsty Boyle, Songul Boyraz, Priscilla Bracks,
ugg boots clearance sale Reportage dalla mostra di ISEA 2011
Paul Brown, Andrew Burrell, Karen Casey, Ayoka Chenzira, Susan Collins, Tom Corby, David Cotterrell, Chuck Csuri, Mark Cypher, Anita Fontaine, Darko Fritz, Mathias Fuchs, Tina Gonsalves, Jane Grant, Aroha Groves, Mark Guglielmetti, Ian Haig, Sigune Hamann, Peter Hardie, Tim Head, Nigel Helyer, Troy Innocent, Vicky Isley, Janis Jefferies, Sophie Jerram, Sonja van Kerkhoff, Karen Lancel, Grégory Lasserre, Barbara Layne, Geoffrey Lillemon, Joel Louie, Hermen Maat, Teoman Madra, Bryan Mather, John Matthias, Sen McGlinn, Anas met den Ancxt, Manfred Mohr, Vera Molnar, Sean Montgomery, Yota Morimoto, Paul Moss, Max Moswitzer, Phill Niblock, Kilian Ochs, Selavy Oh, Julian Oliver, Mike Paulin, James Pinker, Toroa Pohatu, Esther Polak, Julian Priest, Rachel Rakena, Kevin Raxworthy, Lisa Reihana, Danielle Roney, Daan Roosegaarde, Gavin Sade, Susan Sloan, Paul Smith, Julian Stadon, Tamiko Thiel, Jo Tito, John Tonkin, Patrick Tresset, Ivar Van Bekkum, Sander Veenhof, Mari Velonaki, Pieter Verhees, Roman Verostko, Nils Voelker, Te Huirangi Waikerepuru, Johannes Westendorp,
ugg boots clearance sale Reportage dalla mostra di ISEA 2011
Mitchell Whitelaw.