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All’unico visitatore di oggi l’ex carcere di San Francesco appare come una bolla di rammarico in una città viva e piena di luce.

In gran parte deserto, offre sequenze improvvisamente interrotte, fermate, ammutolite. Sembra che da alcune celle il detenuto abbia appena traslocato abbandonando parte delle sue pene.

E quanti sono in giro per la città, per l’Italia, per il mondo e come ricordano queste mura, questi cancelli, queste sbarre, queste penombre ? Guardando, si immaginano i rumori, lo scalpiccio di passi veloci, il clangore di cancelli sbattuti, il rimbombo di ordini secchi e tante urla di malcelata disperazione.

L’erba cresce nel cortile dell’ora d’aria, sono marcite le sponde del campo di bocce. Tutte le porte e i cancelli sono aperti ed è impossibile chiuderli. Le scarpe lasciano il segno sui pavimenti coperti da anni di polvere. Più volte ci si domanda quanto sia lontana l’uscita.

La chiesa di San Francesco del Prato, esempio eccelso di “gotico francescano”, con il suo convento, è stata fondata intorno al 1200. E’ stata decorata ed affrescata da numerosi artisti che, soprattutto nel 1400, ne hanno fatto un gioiello di inestimabile valore, vanto della città. Il campanile è del 1500 ed è opera di Bernardino Zaccagni. L’intero complesso è stato requisito durante la dominazione napoleonica e, devastato, modificato, mutilato, è stato trasformato in carcere nel 1810. Le navate della chiesa sono state divise in più piani e ancora in celle, laboratori: una radicale manomissione degli spazi e delle funzioni originarie, dalla preghiera alla detenzione. Sulla facciata e sul campanile sono state aperte finestre per dare luce agli ambienti carcerari .

Al convento è stato aggiunto un altro grande edificio,
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pensato dall’inizio come carcere.

Oltre che dalla palazzina comando, gialla visibile sul lato nord di piazza San Francesco, il carcere è costituito da due grandi edifici principali:

il “conventuale” che si estende a sinistra della chiesa e oltre l’antico

chiostro, negli spazi vissuti anticamente dai frati;

il “napoleonico”, a sé stante, situato a nord ovest della chiesa e alle

spalle del “comando” e di palazzo Cusani, esteso fino quasi a toccare

il muro di cinta verso borgo del Naviglio.

Tutto semi abbandonato, silenzioso e quasi vuoto. In realtà il piano terreno del “napoleonico” è adibito a deposito di oggetti di ogni tipo appartenenti all’Università. Nel primo cortile c’è cantiere per la ristrutturazione di un fabbricato confinante con palazzo Cusani. In fondo, verso viale Mentana, ci sono aule universitarie a cui si accede attraverso la vecchia porta “carraia”.

Oltretorrentino 11 giugno 2009 alle 07:21

Che un monumento di una tale bellezza ed importanza si trovi in uno stato di sfacelo di questo tipo è veramente una vergogna. Questo luogo ha 800 anni di storia ed appartiene a noi tutti parmigiani. E pensare che i frati hanno dato anche la disponibilità a restaurare la chiesa e parte dell’ex convento a loro spese. Le nostre istituzioni cosa aspettano a far si che questo avvenga? Dal restauro ne nascerebbe un luogo unico, non solo per noi parmigiani ma anche per i turisti. Anzi, addirittura ne nascerebbero nuovi borghi e nuove piazze fruibili da tutti e con un fascino incredibile.

azaro 12 giugno 2009 alle 10:29

Sarà, ma scusate come farebbero i frati a tenerlo in piedi? Già faticano con l’Annunziata e i Cappuccini hanno lasciato l’Oltretorrente e pure portato via la Biblioteca!

E’ ovvio che così è uno scandalo e andrebbe restituito alla città e restaurato.

Il luogo é bellissimo ed è un pezzo importante della nostra storia che non può finire nelle mani della solita e ormai imperante speculazione. Ma di chi è? Chi può e deve prendere iniziative? Non doveva diventare un Polo universitario tutto?

Oltretorrentino 12 giugno 2009 alle 12:49

I frati chiedono la chiesa e il primo chiostro storico (ma innanzitutto la chiesa), dei quali sono quindi perfettamente in grado di prendersi cura. Anche il papa nel dicembre 2008 ha chiesto espressamente all’università di restituire la chiesa ai frati (ai quali era stata promessa tra l’altro in cambio della attività che operano tutt’ora nel carcere di Parma). Ed in effetti la sua riapertura al culto sarebbe l’unico utilizzo che potrebbe rispettarne la storia e la struttura. Tutto il complesso è finito all’Università solo per un cavillo burocratico e i cittadini di Parma hanno raccolto 35.000 firme per chiedere che la chiesa sia restituita all’uso religioso (e senza che questa iniziativa di raccolta firme fosse pubblicizzata). Bisogna aggiungere che i frati hanno già i fondi per restaurare il tutto ed anche il progetto di restauro già approvato dalla soprintendenza. In passato inoltre si sono occupati del restauro del tetto. Insomma, tutto ci dice che (almeno) la chiesa dovrebbe essere restituita a loro, che non aspettano altro. E anche la logica ce lo dice. Perchè l’utilizzo religioso la aprirebbe a tutti, parmigiani e turisti che finalmente raggiungerebbero tutta quella zona dove ci sono anche la casa del suono e della musica. Ricordiamoci infine che più aspettiamo più gli affreschi si deteriorano, e che le tombe dei nobili medievali di parma sono scoperchiate ed in balia di acqua, gatti e topi.

In piu’ vorrei aggiungere che l’Università ha tantissimi altri luoghi, attualmente abbandonati e purtroppo non ha sufficienti fondi per il loro restauro. Basti ricordare il convento e la chiesa di San Luca degli eremitani, l’ospedale vecchio / torri dei Paolotti, e come gli ultimi avvenimenti ci insegnano, anche l’Orto Botanico, che sembrava destinato a chiudere ed è stato salvato soltanto grazie ad un gruppo di volontari.

Antonio 28 novembre 2009 alle 18:39

sono un ex agente di custodia ghe a prestato servizio dal 1983 al 199o quanto ad un tratto nel 1988 fu incaricato il condantte munno il quale prestava servio a porto azzuro e fu chiamato dal minstero per aggiustare il carcere il quale cerano dei manciafranhi che rubavono i soldi stanziati dal minstero il quale in ogetto sapenddo tutto il direttore guisseppe rizzo oggi decduto non mi fece raffermare il quale faceva fare al brigadire forchhia rapporti falsi un vostro aiuto per una verita prestavo servizio al carcere di san francesco parma spero che il sudetto mistero grazia e giusttizia prenda provedimenti in oggetto
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