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Non è uno studio scientifico ma quasi: il New York Times, con l’aiuto di Google, ha ricostruito la mappa dei desideri degli americani alla vigilia di Natale. Quali regali hanno trovato o avrebbero voluto trovare sotto l’albero, città per città, stato per stato. Il risultato è un coast to coast familiare e intrigante.

Gli strumenti. Il New York Times ha chiesto a Google di tenere in considerazione i desideri degli americani nello stilare il rapporto annuale sulle parole e gli argomenti più ricercati nel 2014 sul motore di ricerca. Il campione è vasto: due terzi delle ricerche su internet fatte negli Stati Uniti passano da Google, incluse ovviamente quelle legate allo shopping.

Il risultato non è una graduatoria degli oggetti più desiderati (l’iPhone 6 è in cima alla lista ma lo è in gran parte del mondo, non solo in America). Non è neppure un rapporto sulle spese dei consumatori americani a conferma che l’economia ha ricominciato davvero a correre. Quello di Google è soprattutto un ritratto senza filtri dell’America, vista attraverso le voglie della gente, stereotipi inclusi. Per esempio nella regione di San Francisco, dove si trova la Silicon Valley, l’erbavoglio è lo smartwatch; a Los Angeles le borsette da 800 dollari, a Boston le felpe amaranto griffate Harvard University.

L’ossessione per le bambole delle principesse di Frozen supera i confini degli Stati, è un fenomeno che riguarda tutto il Paese, come quella per “Carte contro l’umanità”, un irriverente gioco di ruolo che, in barba a qualsiasi etichetta, scherza su tensioni sociali, sessualità o religione.

Tutto il Paese, nessuno stato si salva, fa i conti con “l’orribile maglione di Natale”. Per “Ugly Christmas Sweater” si fa riferimento a uno dei luoghi comuni del Natale anglosassone. Le caratteristiche sono la maglia di lana spessa, con combinazioni e geometrie in genere verdi e rosse (i colori del Natale) o improbabili tonalità di marroni. E poi teste di renna, pupazzi di neve, alberi di natale ad occupare gran parte del fronte. Il modo migliore per capire esattamente di cosa si tratti è usare il motore di ricerca delle immagini su Google con la chiave “Ugly Christmas Sweater”. Dal kitsch il pullover è diventato un trend. Bisogna indossarne uno, meglio se fatto a mano, per essere qualcuno a un party di Natale.

Tutto il Paese, nessuno stato si salva, fa i conti con “l’orribile maglione di Natale”. Per “Ugly Christmas Sweater” si fa riferimento a uno dei luoghi comuni più gustosi della stagione. Le caratteristiche sono la maglia di lana spessa, con combinazioni e geometrie in genere verdi e rosse (i colori del Natale) o improbabili tonalità di marroni. E poi teste di renna, pupazzi di neve, alberi di natale ad occupare gran parte del fronte. Il modo migliore per capire esattamente di cosa si tratti è usare il motore di ricerca delle immagini su Google, chiave . Dal kitsch il pullover è diventato un trend. Bisogna averne uno indosso per essere qualcuno a un party di Natale. Ovviamente ci sono variazioni sul tema, come l’.

In generale agli americani: “piace sfoggiare marchi e firme” in particolare quelle made in Usa. Per i figli la corsa è “i giocattoli più nuovi ma anche ai classici”, gli stessi che i genitori avevano da bambini.

Le scarpe più desiderate sono un po’ ovunque quelle delle stelle della Nba LeBron James e Kevin Durant. Ma a Filadelfia sono in voga gli stivali da uomo Ugg mentre a Minneapolis i mocassini di uno storico produttore locale, Minnetonka.

Sul fronte dell’elettronica, escludendo l’iPhone, le cuffie Beats, un marchio acquisito quest’anno da Apple, sono l’articolo numero uno. Un anno fa, secondo il New York Times, il piatto forte erano i televisori che non sono più tra le ricerche più frequenti. Lo sono i dispositivi di streaming, in particolare il Roku. A San Francisco l’avanguardia di chi vuole uno smartwatch.

Giochi e giocattoli. Su tutti vince il Lego, sulla scia del popolarissimo “Lego Movie”. Il film d’animazione dello scorso natale, Frozen, trascina ancora le vendite per la divisione giocattoli della Disney. La rivale di Singapore punta a prendere il controllo, con una maggioranza semplice, del consiglio di amministrazione del produttore Usa di microprocessori avendo candidato sei persone. Così facendo, Broadcom sarebbe in una posizione di forza per portare avanti un takeover da 142 miliardi di dollari (debito incluso), il più grande di sempre nel settore tecnologico. Intanto, sull’asse Washington Bruxelles montano le preoccupazioni per l’operazione.

Originalità e prezzo giusto, uniti alla disponibilità di investire, non solo denaro ma anche tempo. Sono questi gli ingredienti essenziali per le aziende agroalimentari italiane che vogliono andare alla conquista di mercati stranieri. Parola di Lorenzo Zurino, fondatore e Ceo di The One Company, società che fornisce sostegno alle società dell’agroalimentare del nostro Paese che intendono trovare sbocchi o aumentare la loro penetrazione nel mercato americano. Di origini sorrentine, ma trapiantato tra Milano e New York, Zurino ha parlato ad America24 a margine di “Food and restaurants for tomorrow”, convengo ospitato alla Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University.
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