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Presentazione dell La Collana iVitaliPrefazione di Lisa Corva: Il mio NataleNei Natali della mia infanzia non c’era Babbo Natale, ma solo la Befana (che peraltro, come tutti sanno, arriva decisamente dopo). Forse per questo mi ha fatto sorridere vederli insieme nel racconto di Andrea Vitali, pensionati riluttanti con vista lago, insieme alla Cicogna Che Portava i Bambini e al Topolino dei Denti. Non c’era Babbo Natale nel mio Natale, e neppure Gesù Bambino: forse perché sono nata a Trieste, in una famiglia non particolarmente cattolica (mai stata alla messa di mezzanotte), e sparsa per tutta Italia. Quindi le sere della vigilia erano soprattutto una scusa per allestire, con nonni, zii, e cugini, un vero e proprio palcoscenico di Natale. Tavola imbandita, certo. Ma anche l’albero (quello vero), e un presepe gigante che occupava tutta la credenza: gli specchietti dimenticati nelle vecchie borse facevano da laghi, il bosco era muschio vero, e una carta blu fondente con stelline dorate diventava un magico cielo.Un Babbo Natale ormai vecchio davvero, perché abbandonato dalla corroborante attesa dei bambini, si è ritirato all’ospizio, immalinconito, attonito, ancorato alla vita solo dalla condizione struggente del ricordo.[ Lo stesso Babbo Natale, che per un tempo imprecisato ha cercato di soddisfare, fra gli altri, i desideri di tanti piccoli laghée e certo anche del piccolo Andrea Vitali (quando ancora né medico di base, né scrittore lo avrà atteso fremente al buio della sua cameretta) e che, nelle sue annuali scorribande fra questi lidi, deve essersi innamorato della forza poetica che gli stessi suscitano visto che proprio qui ha scelto di ritirarsi. [ Un Babbo Natale in forzato pensionamento che ha interrotto un’organizzazione che da secoli funzionava come un orologio svizzero. E dietro questa decisione tutto quel mondo è andato in frantumi: il carro delle renne non vola più, quei simpatici animali hanno perso il loro buon umore e perfino la Befana non ha più carbone da portare a nessuno. Già, la Befana, anche lei ritiratasi allo stesso ospizio forse proprio per un eterno, sotteso antagonismo con quell’odioso vecchione di cui non è mai riuscita a fare a meno. Antagonismo che le è stato suscitato da una sorta di invidia e dispetto, sembra suggerirci lo scrittore, per una condizione troppo impari: che antipatia ha sempre provato per quel bonario ciccione, con possibilità economiche pressoché infinite intento a sorvolare i cieli su un carro dorato di renne alate, e a attraversare i continenti con l’allegria di un nababbo di buoni sentimenti e lei lì, a durar fatica svolazzando su quella scopa che l’ha fatta sembrare più una fattucchiera che la simpatica ‘nonna di tutti i bambini’, e per di più condannata a consegnare doni molto più miseri, fatti di dolciumi e di un po’ di carbone.
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