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“Fermate, fermate fermate fermate il massacro degli hazara, fermate” Un unico urlo di donne ripetuto migliaia di volte ai governanti della provincia del Baluchistan. diamo i nostri bracciali, indossateli, voi non siete uomini! hanno gridato davanti al cancello chiuso del palazzo del Senato nel capoluogo, Quetta.

Un urlo di disprezzo per denunciare l a contrastare un di violenza registrata nella regione negli ultimi sei mesi, culminata a dicembre con un attentato costato la vita a 58 pellegrini di fede sciita e appartenenti, per la maggior parte, alla comunità hazara. Una violenza fatta di uccisioni più o meno eclatanti che insanguinano le strade di Quetta compresa Hazara Town, città nella città, in cui vive la comunità.

Il 29 marzo, un autobus viene assaltato e muoiono otto persone. E ancora lunedì 9 aprile, quando in un negozio di scarpe vengono freddate 6 persone e 3 vengono ferite, da uomini in moto fuggiti all’istante. Hazara, le vittime, tutte.

fatto è che a Quetta non vivono solo hazara, ma baluchi, pasthun, aimak. Il fatto è che gli episodi di sangue colpiscono solo gli hazara e qualche altro sciita di altra etnia, così, come per caso o contentino. Il fatto è che gli hazara hanno impulsi di libertà derivanti dal loro essere guerrieri mongoli scrive in un Marika Guerrini, storica esperta della regione, profonda conoscitrice della storia di quel popolo che, si dice, discenderebbe dall di Gengis Khan.

Secondo l gli hazara del Pakistan una minoranza di 700.000 sconfinata dall negli anni non sono allineati né con i nazionalisti baluchi né con quelli pasthun e la comunità hazara di Quetta, pur desiderando l’indipendenza, è sempre stata leale verso il governo centrale del Pakistan, cosa dimostrata con il copioso numero di militari hazara, molti di alto grado, che dalla nascita del Pakistan si sono distinti per fedeltà e coraggio. Un fatto che disturba grandemente i baluchi.

Hazara Town, inoltre, è geograficamente posta sulla strada per Karachi nonché per l’Iran, un di grande interesse strategico internazionale. Forse, se le violenze rendessero la vita impossibile, gli hazara lascerebbero la zona, svendendo case e terre. Cosa che, a quanto pare, gli hazara non faranno mai. Già nel lontano 1880 per ordine politico britannico ed esecutivo di Abdul Rahman Khan, un traditore, fu massacrato il 62% degli hazara e i superstiti non fuggirono.

si tratta di una guerra tra sciiti e sunniti ovvero tra sciiti hazara e sunniti pasthun e baluchi. La verità continua ad essere dietro la facciata sostiene Guerrini. Ashraf Zaidi, presidente della Conferenza degli sciiti ha detto:” Siamo pakistani e patrioti, non lasceremo Quetta per paura. Né i Baluchi né i Pasthun sono il nostro nemico. Un pugno di criminali sta cercando di distruggere l’ordine pubblico nella città della comunità hazara”. Chi siano questi criminali gli hazara non possono dirlo, e malgrado il dispiegamento di polizia,i colpevoli restano sconosciuti.

Siamo nel pieno dell di protesta proclamata da Abdul Khaliq Hazara, dirigente del Partito Democratico Hazara (Pdh): 10 giorni di sensibilizzazione, dal 20 al 30 aprile, per chiedere la fine delle violenze contro gli Hazara del Baluchistan. Un strategica e contesa, che fa gola alle grandi potenze presenti nella zona, l’Iran, il Pakistan, l’India, la Cina e gli Stati Uniti, che occupano il vicino Afghanistan, e in particolare Kandahar, città alle porte del Baluchistan.

Di religione sciita, gli hazara si sentono strumentalizzati dal regime di Teheran che giocherebbe la carta della divisione, spingendo alcuni verso il fondamentalismo.

D parte, anche i servizi segreti pachistani starebbero alimentando divisioni tra le comunità.

In questo scenario si inseriscono anche gli interessi delle grandi potenze.

L’area del Baluchistan, ricca di minerali, è anche quella dello sbocco sul mare del Pakistan, nella parte sud occidentale del paese.

Confina con l’Iran e serve da corridoio per gli idrocarburi esportati in Cina. Ospita il porto commerciale di Gwadar, costruito con finanziamenti cinesi. Si sa anche del progetto di costruzione, da parte dei cinesi, di un aeroporto nelle vicinanze dello scalo marittimo. Il corridoio sarebbe anche quello da attraversare per il trasporto di gas dal Mar Caspio al Mare Arabico, al quale i baluchi sono contrari.
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