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Ha destato una certa preoccupazione l zecche nel Bellunese, dove si sono registrati sette ricoveri in ospedale per meningoencefalite (Tbe), una delle malattie trasmesse da questo animale, causata da un virus simile a quelli responsabili della febbre gialla e del dengue. La Tbe, chiarisce il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell l superiore della sanità, è presente in focolai endemici nella provincia di Belluno. Dopo il morso, nel 70% dei casi si manifesta un con sintomi poco rilevanti, che passa inosservata.

Nel restante 30% dei casi, invece, possono comparire, a 3 28 giorni, sintomi parainfluenzali (febbre alta, mal di testa e di gola, stanchezza, dolori muscolari e articolari), che in genere durano 2 4 giorni. Ma in queste situazioni c un 10 20% di possibilità che, dopo un intervallo di 8 20 giorni, inizi una seconda fase in cui compaiono disturbi del sistema nervoso centrale, che molto raramente (1 2%) possono portare addirittura alla morte. Per fortuna, nei bambini e nei soggetti più giovani la Tbe generalmente ha un decorso più mite. Per contrastarla esiste un vaccino, in commercio da 10 anni in Italia, che viene somministrato in tre dosi alla nascita, a 1 3 mesi e a 9 12 mesi con richiami a cadenza triennale.

Il ciclo biologico delle zecche si sviluppa in quattro stadi uovo, larva, ninfa e adulto e a ogni passaggio il parassita richiede un pasto di sangue. Anche le femmine adulte hanno questa esigenza per la maturazione delle uova. La loro attività, in genere, si concentra nei mesi caldi, in habitat ricchi di erba e arbusti. Prediligono i climi freschi e umidi, ma non sono schizzinose e si adattano anche a zone più calde e asciutte e con scarsa vegetazione, purché siano presenti animali da aggredire. Il loro morso in genere è indolore, perché iniettano nell una sostanza contenente principi anestetici. Di solito rimangono attaccate 2 7 giorni, poi si lasciano cadere.

Secondo il Centro di epidemiologia dell esistono alcune precauzioni per ridurre il rischio di venire a contratto con le zecche, o almeno per individuarle in tempi rapidi, prima che possano trasmettere una malattia. Cinque le mosse consigliate:

1. Indossate abiti chiari, che consentono di scoprire la presenza dei parassiti, un cappello e pantaloni lunghi, coprite i piedi con calze chiare e scarpe chiuse.

2. Non toccate l lungo il margine dei sentieri e non addentratevi laddove è più alta.

3. Al termine dell’escursione, effettuate un attento esame visivo e tattile di pelle e indumenti, rimuovendo le zecche, che tendono a localizzarsi preferibilmente su testa, collo, dietro le ginocchia e sui fianchi. Prima le si toglie e meglio è, perché solo dopo alcune ore in cui si sono ancorate all possono inoculare eventuali elementi patogeni. Non tutte, comunque, sono veicolo di infezioni.

4. Prima dell trattate i cani con sostanze acaro repellenti.

5. Spazzolate gli indumenti prima di portarli all delle abitazioni.

La rimozione della zecca, poi, è un da compiere con grande attenzione. Secondo l superiore di sanità, c un decalogo da osservare. Eccolo:

1. Il parassita va afferrato con una pinzetta a punte sottili, il più possibile vicino alla superficie della pelle, e rimosso tirando dolcemente e cercando di imprimere un leggero movimento di rotazione. Sono comunque presenti in commercio specifici estrattori.

2. Durante la rimozione bisogna prestare la massima attenzione a non schiacciare il corpo della zecca, per evitare che rigurgiti. In questo caso, ovviamente, aumentano le possibilità che trasmetta agenti patogeni.

3. Per lo stesso motivo, non bisogna il parassita con alcol, benzina, acetone, trielina, ammoniaca, olio o grassi, oggetti arroventati.

4. Disinfettate la cute prima e dopo la rimozione della zecca con un prodotto non colorato (come la tintura di iodio).

5. Non toccate a mani nude la zecca, nel tentativo di rimuoverla. Le mani vanno protette con guanti e poi lavate.

6. Spesso il rostro della zecca, ovvero la parte che l utilizza per attaccarsi agli ospiti, rimane all’interno della cute. In questo caso va estratto con un ago sterile.

7. Una volta rimossa, distruggete la zecca, possibilmente bruciandola.

8. Dopo la rimozione, va effettuata la profilassi antitetanica.

9. Annotate la data di rimozione e osservate la comparsa di eventuali segni di infezione nei successivi 30 40 giorni.

10. Rivolgetevi al pediatra o al medico curante nel caso si noti un alone rossastro che tende ad allargarsi, oppure febbre, mal di testa, debolezza, dolori alle articolazioni, ingrossamento dei linfonodi.

Se l di antibiotici è inefficace per la cura della Tbe, poiché è causata da un virus, diverso è il discorso per quanto riguarda altre due malattie trasmesse dal morso delle zecche, registrate anche in Italia: la borreliosi di Lyme e le rickettsiosi, entrambe veicolate da batteri. La borelliosi colpisce prevalentemente la pelle, le articolazioni, il sistema nervoso e gli organi interni: la malattia all si manifesta con una macchia rossa che si espande lentamente ed entro qualche settimana/mese può sviluppare disturbi neurologici, in grado anche di cronicizzarsi.

Le richettsiosi, invece, sono un gruppo di febbri esantematiche: la più diffusa in Italia è la febbre bottonosa del Mediterraneo, che compare a 5 7 giorni dal morso della zecca e sviluppa inizialmente sintomi simili a quelli dell ma dopo 3 5 giorni compaiono macchie e papule, soprattutto sulle piante dei piedi e sui palmi delle mani. Si consideri che in tutte queste infezioni batteriche un pronto trattamento antibiotico è risolutivo. Ecco perché è importante la sorveglianza: se il vostro bimbo si è rotolato sui prati o ha camminato nell alta, è il caso di non abbassare la guardia.

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