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Mia madre un fiume di Donatella Di PietrantonioLe pecore si facevano beffe di me i primi tempi che le accompagnavo al pascolo da sola, non sapevo guidarle. Se sconfinavano mi avvicinavo in modo troppo diretto e le fetenti invece di retrocedere si addentravano nell proibita. Quel giorno dovevo ricondurle all per una stradina che tagliava i campi di un vicino piuttosto irascibile. Si fermarono a brucare il trifoglio novello,le spingevo di qua e di l senza riuscire a riportarle sul sentiero. Disperata, ti ho visto poi da lontano, viene a salvarmi, ho creduto. Invece eri furiosa per il ritardo e mi hai colpita con uno schiaffo dietro la testa.Una madre. Una figlia. Un amore forte eppure difficile, aspro come il paesaggio della terra d in cui vivono. Un affetto che sembra nascondersi dietro il pudore, proprio come la bellezza schiva di una regione troppo spesso dimenticata.Mia madre un fiume, opera prima di Donatella Di Pietrantonio, la storia di questo rapporto, una storia che diventa anche storia di famiglia e che inizia quando pi che mai necessario questo amore, mettere delle pietre miliari, incollare i ricordi perch non vadano perduti. Perch Esperia la madre sta perdendo la memoria. Ha solo sessantadue anni, ma rivela i sintomi della pi crudele delle malattie quella che ti ruba il cervello, che ti fa dimenticare un attimo per l quello che stai facendo, che ti fa smarrire il senso delle azioni quotidiane. Che pu portarti perfino a non riconoscere pi chi ti accanto. Ecco perch lei, la figlia, ha incominciato a raccontarle quello che un tempo sua madre ha raccontato a lei, accumulando frammento su frammento di ricordi.Esperia era stata la prima dei figli di Fioravante e Serafina. La prima di sei sorelle. Figlia della prima licenza di Fioravante partito per la guerra. Poi pi o meno ogni licenza, un figlio. Anzi, una figlia. E a tutte Fioravante aveva dato nomi insoliti: dopo Esperia c Valchiria, e Diamante, Clarice, Clorinda Erano ricchi solo di figli, Fioravante e Serafina, ma non erano neppure poveri, c sempre da mangiare per tutti. Magari le scarpe buone si calzavano solo quando si entrava a scuola, togliendosi quelle infangate dalla camminata per arrivarci. Erano contadini, avevano terra e pecore da portare al pascolo.Il racconto che la figlia fa alla madre non lineare, la somma dei ricordi non una semplice addizione. Ogni tanto la figlia rievoca episodi dell materna e poi della madre adolescente, del suo amore per il cugino che avrebbe sposato , ogni tanto scava nei ricordi della sua infanzia, quando soffriva per l della madre di mostrare il suo affetto per lei, per parlare dopo del tempo presente, del dolore di assistere impotenti al disfacimento di una persona, quando si cerca di recuperare il tempo perduto in un rapporto, prima che sia troppo tardi. E, ad un certo punto, quasi ad offrire una spiegazione tardiva al distacco che la figlia avvertiva da parte della madre nei suoi confronti, affiora anche il penosissimo ricordo delle molestie paterne su Esperia. Eppure Esperia nulla aveva detto alla figlia bambina, per non sciupare il suo attaccamento al nonno.Sullo sfondo di questa famiglia, l Non ci viene mai permesso di dimenticare che Esperia vive in Abruzzo. E a volte dobbiamo sostare un attimo e sforzarci per ricordare che Esperia nata durante la seconda guerra mondiale, che quello che ci narra, di una vecchia casa senza elettricit e con il gabinetto all dei chilometri da fare per arrivare a scuola, delle pecore da portare al pascolo, di una quotidianit fatta di dura fatica e di essenzialit che tutto questo avveniva non molto tempo fa: l pi grande e diversificata da come pensavamo. Dalle pagine occhieggiano paesaggi molto belli e scabri, che sembrano trovare una corrispondenza adeguata nel sentimento che pervade tutta la narrazione, in bilico tra la poesia che ricopre di luce soffusa il passato, il rimpianto per qualcosa che si perso, l per le mete raggiunte e la pena, la pena infinita, la pietas per la donna in cui la luce si sta spegnendo e che ha ancora fiato per dire alla figlia: male che sei venuta, ti ha parlato l all Donatella Di Pietrantonio Mia madre un fiumepagg. 177, 16,00 Ed. Sede Legale Via Giuseppe Verdi n.8 20090 Assago MIReg. Licenza SIAE n. 513 / I / 06 359.Concessionaria di pubblicit A. Manzoni C.Con la collaborazione di ArgentoVivo per il settore editoria libraria.Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provveder prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.
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