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Oggi i suoi confini sono ben delimitati, come ha rimarcato l’UNESCO che nel 2008 ha inserito Città e Borgo Maggiore tra i Patrimoni dell’Umanità. Eppure la distinzione tra le due perle del Titano è, de facto, storia piuttosto recente: come scrivono nella presentazione dell’ottavo volume della “Storia dei Castelli della Repubblica di San Marino” i Presidenti Maurizio Zanotti (Ente Cassa di Faetano), Fausto Mularoni (Banca di San Marino) e Walter Guidi (Leasing Sammarinese), “Borgo Maggiore solo all’inizio del XX secolo acquisisce la propria autonomia distaccandosi dalla comunità madre di Città ma che dai secoli più antichi è stato il centro commerciale e sociale della Repubblica, ospitando quel mercato che non è solo luogo di scambi e commerci ma anche occasione di incontri fra persone, di contatti con nuove idee e di festa”.

Il libro verrà presentato il 12 dicembre alle 21 nella Chiesa di Borgo, quella firmata dal Michelucci. L’opera, curata da Girolamo Allegretti, già nelle prime pagine affronta il limen: “Se si può parlare di un ‘territorio’ di San Giovanni sotto le Penne in quanto parrocchia, se si può tentare di ragionare di un ‘territorio’ dell’antico castello di Ventoso, è impossibile parlare di un ‘territorio’ di Borgo fino al ‘900. Prima Borgo era tutt’uno con Città, il forum mercati con il castrum”. Il lavoro filologico e la sua restituzione storico culturale sono straordinari. Lo stesso curatore, accettando la data della “presenza” del mercato (“Sappiamo che nel 1243 il Comune stringeva accordi coi vicini per accrescerne le franchigie”) e pone dubbi su un’altra data, quella del 1186, citata vicino alle parole “in suburgio Sancti Marini”. Certamente nel 1339, scrive Allegretti sull’opera di Gino Zani “Le fortificazioni del Monte Titano”, anche “il Mercatale era circondato di mura e munito di fortilizi”. Sul ruolo strategico ma anche “politico e istituzionale” di Borgo nell’Ottocento,
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si legge: “Il Consiglio dei XII o particolari congregazioni presiedute dai Reggenti o lo stesso Consiglio Grande” tenevano “riunione ‘in domo comunis de mercatale’, nella casa del Comune in Borgo” che all’occorrenza viene impiegata anche come “caserma, teatro, magazzini”. La casa fu comprata dal Comune nel 1628. Interessante la cifra spesa, che di fatto apre una “metapagina”, (una pagina nella pagina), nel mondo della numismatica antica: ci vollero “225 scudi di 84 bolognini”, 945 lire di bolognini.

Oltre al mercato e alle fiere, fiorirono dopo il Cinquecento una serie di botteghe e, contemporaneamente, si sviluppò anche una forma di commercio, il credito, “motore potente e insostituibile”. Ecco quindi la bottega di Ascanio Belluzzi, “un’apotheca aromataria: tutt’insieme farmacia, spezieria, cereria. Serviva tutta San Marino e anche i castelli circostanti, cittadini e contadini”.

Il Seicento è invece caratterizzato dalla bottega di Cristofano Mancini. “Fuor che le medicine, ci si trova di tutto: cera, spezie,
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grano e olio, ma soprattutto articoli per l’agricoltura, per l’artigianato e la casa, per la caccia. Serve la città e le campagne (.). Interessante l’assortimento dei prodotti per l’agricoltura: ‘buzzi’ e telai per l’allevamento delle api, vetriolo e verderame per la protezione anticrittogamica delle vigne, falci fienaie per prati e stoppie”. Non era l’unica però: tra il 1612 al 1614 secondo gli escatocolli del notaio Lattanzio Valli a Borgo vi sono 16 botteghe. Un numero che già ne 1947 arriverà a 42 unità. Ma Borgo è anche nettare di Bacco. Nel 1744 Agostino Pelacchi conta 29 osterie. Nel Seicento i punti di degustazione e mescita sono ancora rari. Forse troppo, a leggere una bellissima pagina del Consiglio datata 1620 quando a Borgo vi è solamente un’osteria. Un numero “non sufficiente” dato il “concorso di molti mercanti”. Appello, sembra, non colto: una sola se ne trova a Borgo nel 1634. Un fatto che colpì lo stesso Consiglio, che ebbe da scrivere che “non era bene” che ce ne fosse una solamente in quanto “potrebbe portare di guastare i mercati”. Non andò meglio nel 1748: nessuna osteria. In Consiglio venne “riconosciuto necessario che dovesse esservi l’osteria”. Borgo, come emerge leggendo l’opera, ha avuto un ruolo socialmente strategico in passato. Era quello che gli antichi greci chiamavano agorà, la piazza. Qui difatti si potevano trovare “una zappa, un piccone, una falce, un vomere, una sega. La pomata per un bue piagato, il verderame per le viti, li trovi solo qui;
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e qui trovi il rasoio per gli uomini di casa, il pettine d’osso per la moglie, le pillole per la figlia ammalata, pepe e sale per i salumi, le brocche se ti vuoi risuolare le scarpe da solo, i chiodi grossi per fare una porta alla stalla. E se vieni il mercoledì ci trovi la bancarella dei berretti, quelle di suole e scarpe, tessuti e vestiti, ché un paio di scarpe e una zimarra anche un contadino se li può permettere; ci trovi due baiocchi di pesce fritto e la frasca di una cantina dove annaffiarlo”.

Fu anche, ed è una piacevole scoperta, un Castello in cui misero piede molte celebrità: nel 1506 Papa Giulio II giunge con tutto il suo seguito ‘ad Pennas Sancti Marini et in Burgo hospitatus fuit’, nel 1633 Matteo Valli, “segretario della Repubblica”, nel 1664 Sir Philip Skippon, nel 1665 il naturalista inglese John Ray, poi ancora nel 1705 Giammaria Lancisi, protomedico di Papa Clemente X, tra il 1826 1828 Antoine Claude Pasquin detto Valéry,
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bibliotecario alla corte di Carlo X. Infine, è da ricordare Johannes Brahms, il grande musicista che nel 1888 “con uno o più amici” pranza alla “modesta ma ospitale trattoria con camere della famiglia Michetti”.

Borgo però è anche altro. E’, un ottimo esempio di disegno urbanistico risparmiato dalla “medievalizzazione di regime negli anni ’30” e che dialoga con il paesaggio. E che possiede molte perle: il Fontanone, l’albergo Michetti, il teatro Concordia, la chiesa della Consolazione e soprattutto la perfetta fusione tra funzionalità di luogo di fiera e decoro perfino nobiltà delle sue case e piazze, dei suoi lunghi porticati. Quelli che ancora oggi si possono ammirare.

Il progetto

“Storia dei Castelli della Repubblica di San Marino” è un progetto editoriale che intende esplorare la storia del Paese attraverso le comunità che la compongono, sulla falsariga della Local History inglese e di analoghe esperienze italiane.

Responsabile scientifico del progetto è il professor Girolamo Allegretti, accreditato storico del Montefeltro che ha coinvolto nei lavori firme affermate in campo storiografico, autori e ricercatori nell’ottica del più alto rigore scientifico che tuttavia non vuole restituire un testo per soli addetti ai lavori.

Ad arricchire ulteriormente il progetto è il contributo di prestigiosi artisti ai quali viene di volta in volta commissionata un’opera originale che rappresenti il Castello oggetto di studio. Borgo Maggiore ha i colori e la poetica di Lorenzo Mattotti, celebre fumettista e illustratore italiano di Brescia.

Assieme a Igort, Brolli e Carpinteri è tra i fondatori, nel 1983, del gruppo Valvoline.

I primi lavori di Mattotti sono “Il Signor Spartaco” (1982), “Doctor Nefasto” e “Fuochi”. Quest’ultimo lavoro, secondo molti critici, sua opera migliore: si trova già traccia del suo stile essenziale ma estremamente evocativo, che trae ispirazione dalle tavole di José Munoz e Carlos Sampayo. Negli anni ha fornito illustrazioni e copertine a riviste come per esempio “The New Yorker”,
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“Vanity fair”, “Cosmopolitan” e “Le monde”, lavorato nell’animazione per il cinema e curato una pubblicazione insieme a Lou Reed.