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Vi proponiamo una lettera che è una testimonianza sui valori dello sport, valori di cui tanto spesso si parla, e non di rado a sproposito. L’ha scritta a Maurizio Romeo un suo caro amico, Daniel Mazza che, oltre ad essere il curatore del sito Mondo Aeroporto che raccoglie le perle più divertenti e le curiosità del mondo che ruota attorno ad aerei e aeroporti, è anche un bravissimo portiere, che tifa Roma, ma che soprattutto, nei primi anni duemila, ha difeso la porta delle giovanili bianconere, conoscendo da vicino il mondo Juventus e dividendo lo spogliatoio con i giovani bianconeri, Marrone e Giovinco fra gli altri

Lo sport nasce per unire. Perché uniti si vince, non solo nello sport ma soprattutto nella vita. Lo sport è quella cosa che non sempre premia il più bravo ma magari chi ci mette più cuore. questo che ci insegnano fin da piccoli.

Sono stato per qualche anno nelle giovanili della Juventus. Non ero un fenomeno, me la cavavo. Ho diviso spogliatoi con gente che ora solca terreni in Champions League o che ha la fascia da capitano in Nazionale. Supereroi per noi ragazzini che li sognavamo e li guardavamo a bocca aperta in tv. Invece li avevi lì, a pochi metri, che si allacciavano le scarpe per la solita sfida infrasettimanale del giovedì.

E così impari a sognare, a catapultarti nella realtà di una grande squadra nonostante la tua tenera età. Dopo la scuola, borsone in spalla e subito ad allenarti. Lo spogliatoio é una grande famiglia. Ti cambi e vai in campo. Le risate, le pacche sulle spalle, nel campo vicino quelli più grandi, cerchi con lo sguardo di imparare qualche segreto.

Un fischio interrompe i tuoi pensieri. Si inizia! 120 minuti di muscoli, sudore, contrasti, scatti e sacrifici per arrivare un giorno in mezzo ai più grandi,
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quelli che puoi vedere solo in tv.

Una volta durante la partitella del giovedì un mio compagno fece autogol ad Abbiati e si disperò. Quest’ultimo andò dal mio compagno e gli disse: “Sta’ tranquillo, stai andando alla grande!”. Un’altra volta un piccoletto fece un tunnel a Zebina che si arrabbiò molto. Thuram disse a questo piccoletto: “Non ascoltarlo. Fagliene un altro!”

Il piccoletto era Giovinco.

Hai modo di conoscere questi campioni da un’altra prospettiva, ad esempio, facendo il raccattapalle.

La mia prima volta fu indimenticabile. Juventus Perugia, se non sbaglio sotto l’Epifania. Io ero dietro la porta, sotto la Curva della Juve. Nedved aveva appena vinto il Pallone d’Oro e lo mostrò ai tifosi. Io ero lì a fotografarlo con quelli della Gazzetta che mi insultavano perché coprivo la visuale.

Ricordo vari episodi. In una partita Salas si arrabbiò perché ci misi troppo a restituire la palla, l’azione dopo mi feci perdonare posizionando al volo la palla per un corner, risultato poi vincente. Un’altra volta il buon Conte mi disse di fare con un po’ più di calma. Stavano vincendo e mancava poco alla fine. Una volta durante l’intervallo andai verso la panchina per fare due foto e mi ritrovai abbracciato dal grande Pablo Montero. Vedendolo in campo così aggressivo me lo immaginavo un mostro, invece si rivelò un pezzo di pane, come il Giorgione Chiellini di oggi!

Come dimenticare gli allenamenti con Rampulla e Mirante che si sfidavano per ore a calcio tennis?!

Io sono romanista ma ho imparato ad amare lo stile Juve dal primo istante in cui ho messo piede nella sede del Galileo Ferraris. Avete criticato tanto Legrottaglie per come si presentò alla prima intervista da bianconero. Dovevate vedere Blasi! Ho firmato il contratto insieme a lui!

Tornando a noi. Ho fatte mille trasferte, mille viaggi, partite e sfide indimenticabili, conosciuto persone fantastiche, atleti straordinari ma la cosa più bella che posso dire è che se sono diventato uomo devo ringraziare la Juventus e tutti coloro che ci hanno seguiti passo dopo passo nella nostra crescita e tra queste persone c’è sicuramente Matteo Olivato, che ci ha lasciato pochi giorni fa prematuramente.

La Juventus ti insegna il vero valore dello sport. Prima di essere un grande atleta si deve essere un grande uomo.

Lo sport è competizione, non guerra. Io ora vivo a Sydney e tra tutte le cose belle che si può dire dell’Australia c’è sicuramente la mentalità con cui vivono la vita. In qualsiasi sport che pratichino, che si vinca o che si perda, a fine match baci, abbracci e una birra insieme. Perché lo sport è unione e ciò che è unito non si può distruggere con un abbraccio!
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