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Il suicidio è generalmente considerato l’esito di una sofferenza, di una incapacità, di una delusione un atto debole e negativo. Ma in un caso il suicidio può assumere il senso di qualcosa di compiuto: quando ad attuarlo è un artista, un letterato, un poeta. Allora sembra adeguatamente concludere un’esistenza, e renderla compiuta.

Il libro narra quindici storie di altrettanti artisti uomini e donne che hanno scelto il suicidio come suggello della loro esistenza. Ogni episodio è trattato con taglio spregiudicato, e calato nella “letterarietà” di ciascuna vicenda umana.

Alcuni nomi? Sylvia Plath, Mark Rothko, Marina Cvetaeva, Henry de Montherlant, Sarah Kane, Alfred Jarry, Raymond Roussel, Anne Sexton.

Collabora da anni con Stampa Alternativa, per la quale ha curato molti titoli nelle collane “Millelire” , “Euro”, “Eretica”, “Peccati”.

Firma saggi e articoli su prestigiose testate di cultura, tra cui “L’Indice”, “Belfagor”, “Il Ponte”.

Forse non leggerò mai il libro o forse lo compro domani

Ho letto solo il titolo e mi ha attratto subito. Forse non leggerò mai il libro o forse lo compro domani.

Ma certi titolimmm, fanno viaggiare i miei neuroncini alla velocità della luce.

Come non pensare ai miei tentati sucidi d’autrice di suicidi chiaramente!

Tentati e falliti pietosamente, per fortuna, per culo e forse grazie anche alle tre boccette di acqua di Lourds che mi sono bevuta a tracannozzo.

Il gas l’ho sempre escluso. Non si può rischiare di far saltare per aria altra gente, insomma i vicini di casa sono spesso dei rompicoglioni ma non credo meritino tanto.

Tagliarsi le vene ci vuole un infinità di tempo e poi col cazzo che ti addormenti! Quando il sangue comincia a scarseggiare veramente, ti si spalancano occhi e bocca, il cuore prende la rincorsa e sembra di essere un pesce in punto di morte si boccheggia e ci si caga sotto!

Giù dalla finestra è sconsigliatissimo; ho visto persone ancora vive dopo un volo di 40 metri Ho detto vive, non intere!

L’impiccagione Non so fare il nodo, davvero, non lo so fare! Non sono buona nemmeno ad allacciarmi le scarpe!

Bere schampoo e balsamo formato famiglia non serve a niente, solo ti fa fare delle bolle splendide, dopo le bolle però bisogna fare i conti con diarrea, vomito e sapore di sapone per almeno tre giorni, è uno schifo insopportabile. Solo un’idiota come me poteva pensare di uccidersi con uno schampoo Avrò pensato “Mi faccio uno schampoo”.

La famosa assunzione incongrua di farmaci, ovvero palate di psicofarmaci da buttare giù con alcol a volontà, non ha funzionato.

Sì, insomma qualche giorno in coma, ma forse mi hanno fatto bene, oppure me ne avevano dati così tanti in precedenza che ormai sono immune!!!

L’ultima è stata la volta del sacchetto in testa Ho pensato: respiro anidride carbonica e mi addormento. Cazzate! Non respiri e ti levi il sacchetto dalla testa, nel mio caso non ce n’è stato nemmeno bisogno, il sacchetto era bucato. Mi sono sentita davvero sfigata,
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come si fa ad ammazzarsi con un sacchetto bucato? Nemmeno Fantozzi! Ho riso piangendo e pianto ridendo.