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La presentazione di reperti da Cuma preromana nel Museo di Baia ha permesso di riaffrontare vecchie problematiche e di aprirne di nuove in un contesto di studi ampiamente mutato dalla metà del secolo scorso grazie ai nuovi scavi che hanno interessato, con campagne sistematiche, la città coloniale. L’articolo fa il punto su tre tematiche. Per le architetture si discute del comporsi di una maniera architettonica cumana, una tradizione specifica di cui si trovano echi tra Lazio e Campania e che si segue da epoca arcaica fino al rinnovamento ellenistico. Per la pittura, ci si sofferma su nuovissimi rinvenimenti che permettono un confronto tra contesti funerari e pubblici. Infine, per la necropoli, si presentano nuove considerazioni e modelli possibili di interpretazione dei vecchi scavi ottocenteschi e ci si sofferma su due note iscrizioni su tufo proponendo, per la tomba del ‘lenos’, una lettura originale che cala il testo nel contesto architettonico di pertinenza e lo associa a specifici rituali funerari e alla sacra vendemmia di Dioniso.

The presentation of the finds from pre Roman Cumae in the Museum of Baia allowed the comparison of the old problems with the new ones, within the context of widely evolving studies from the middle of the last century, thanks to the new excavations that had interested, through a systematic campaign, the colonial city. This article makes its point through three basic themes. Through the architecture, the composition of the architectronic styles of Cumae are discussed, a specific tradition found throughout Lazio and Campania that followed from the archaic period up to the Hellenistic renewal. Through the paintings that focus on the brand new discoveries that allow a comparison between the funereal and public contexts. Finally, through the necropoleis that present new questions and possible models for the interpretation of the old 19th century excavations, and that focus on the two notable inscriptions on tuff stone suggested, through the tomb of ‘lenos’, as an original reading that puts the text in an architectural context to pertain to and be associated with a specific funereal ritual and the sacred harvest of Dionysus.

1 Ringrazio, per avermi associato nell’impresa del Museo di Baia, Stefano De Caro e Fausto Zevi, con (.)

2 Punto di partenza per la presentazione di materiali dalle necropoli sono state, ovviamente, le ben (.)

3 Valenza Mele 1981, 1990. Il lavoro sulla necropoli arcaica e classica di Cuma, lasciato incompiuto (.)

1Presentare nel Museo di Baia (fig. 1) Cuma preromana è apparsa impresa non semplice da più punti di vista1. La città euboica, poi campana, è nota al pubblico e al mondo scientifico per contenuti che, sebbene di ampia risonanza e respiro, sono documentati da oggetti che questi significati hanno trasmesso in associazioni contestuali perdute a seguito dei recuperi di scavo con le conseguenti inevitabili soluzioni di contiguità topografica che la musealizzazione, tramite passaggi per collezioni e raccolte, comporta2. Così, per fare un esempio, studi approfonditi hanno permesso, a partire dai contesti funerari, di restituire immagine alla stratificazione sociale della comunità euboica che fondò la città3ma questo racconto è apparso di ardua presentazione museale. Come noto, delle tipologie dei corredi apprendiamo soprattutto tramite i taccuini Stevens, con le dettagliate descrizioni e gabbie tipologiche ivi presentate di tombe e reperti (fig. 2), ma rari sono i corredi che è stato possibile, pur in una recente revisione delle raccolte del Museo di Napoli, ricomporre. Per poter documentare la stratificazione sociale attraverso qualità e quantità dei corredi, anche la semplice presentazione paratattica in vetrina di gruppi omogenei di oggetti appariva, quindi, difficile. A ciò si aggiungeva il vincolo di non poter presentare monumenti significativi, come la tomba 104 Artiaco, che, sebbene attualmente non esposti al pubblico, sono considerati ormai parte integrante del Museo napoletano e dei suoi percorsi comunicativi.

4 Per quanto riguarda gli scavi ‘recenti’, nella costruzione del percorso sono stati considerati i nu (.)

5 L’idea del plastico interattivo è nata da un suggerimento del l’ingegnere Capasso e fu discussa con (.)

2I nuovi scavi4, proprio per le fasi preromane, e considerando qualità e peculiarità della cultura materiale, hanno notevolmente ampliato il panorama di conoscenze sulla città ma, in alcuni casi, con serie di documenti tipici di scavi stratigrafici, di una città che vive su se stessa, consumando gli stessi spazi, riscrivendoli e ridisegnandoli. Per questa dimensione si è resa necessaria la formulazione di un piano di strategie allestitive e comunicative capaci di trasformare in discorso diretto per impressioni e parole la presentazione di singoli reperti per sé non immediatamente attrattivi. Attualmente, il visitatore sarà accolto, soprattutto nelle prime sale, da numerosi spazi vuoti e da una chiara rarefazione dei reperti che ancora attendono piani allestitivi specifici di vetrina e il complemento di immagini per pannelli o proiezioni. Sono i vuoti degli allestimenti e del piano di comunicazione non completato. Per fare un esempio, per spiegare l’impatto dell’arrivo della scrittura tramite la colonizzazione euboica, su tre pareti della sala che accoglie le vetrine con le iscrizioni vascolari e i documenti funerari da Pithekoussai era prevista la proiezione di serie alfabetiche e la progressiva evoluzione dal greco al latino al nostro alfabeto, il formarsi e poi scomparire, con interazione da parte del visitatore, di versi epici, fino a restituire fisicità ai nomi degli antichi cumani presenti sui tanti frammenti e fondi di vasi esposti ora paratatticamente in vetrina (fig. 3). La presentazione della vita della città per citazioni coincidenti alle sale, inoltre, ha condotto a perdere la narrazione continua che il contesto topografico assicura. A tale scopo, quindi, è stato previsto un plastico multimediale nella sala iniziale, per presentare lo spazio fisico della città (fig. 4), le evoluzioni della linea di costa e del lago di Licola, i luoghi dell’abitato opico, della città greca, campana, romana fino a toccare la fase medievale: uno scheletro di base rivestito delle diverse forme di divisione e utilizzo dello spazio in successione cronologica mediante illuminazione e proiezioni, e con la possibilità di individuare, in pianta, per ogni periodo, i singoli complessi presentati o citati durante il percorso e osservarne, su video, le immagini, la storia di scavo, il tanto non esposto e le ipotesi ricostruttive, per predisporre il visita tore e fornirgli una prima chiave di base di lettura delle sale (fig. 5)5.

3Ciò detto, la revisione di vecchi e nuovi contesti ha permesso di definire temi specifici, alcuni prevedibili altri inattesi, che sono emersi nel corso della continua frequentazione dei magazzini e dallo studio dell’edito, con piccole scoperte che hanno permesso, però, di presentare i materiali, e articolare quindi il racconto, in un quadro di problematiche e di prospettive in parte nuove.

6 B. d’Agostino in Museo Archeologico dei Campi Flegrei, 1, p. 99 100.

7 Per la problematicità degli scavi Osta Nizzo 2007.

4La successione delle sale si adegua a una sequenza cronologica e topografica lineare. Il prima della città è destinato all’abitato opico per il quale si è preferito dare spazio ai nuovi corredi provenienti dagli scavi del napoletano Centro J. Berard, certi nelle associazioni. Attingendo anche ai dati topografici restituiti dagli scavi della Università di Napoli Federico II, che documentano la presenza di nuclei funerari nei pressi della futura piazza romana, si è confermato quanto indicato dalle ricerche degli anni settanta e ottanta condotte dalla Soprintendenza, un abitato diffuso con nuclei funerari nella piana ai piedi dell’acropoli6. porta Mediana7. Segue l’arrivo dei greci, il presupposto di Pithekoussai e l’impatto di eventi come la diffusione della scrittura con una accurata e quasi esaustiva presentazione delle iscrizioni vascolari restituite dalla città euboica.

5Inizia, quindi, il racconto della città, suddiviso in due fasi, greca e campana, e sempre a doppia voce, facendo seguire a quanto noto sulla città, dati e monumenti dalle aree funerarie. Agli scavi dell’Università Orientale di Napoli è affidato il compito di restituire forma e immagine alla città, con la linea delle fortificazioni, la griglia delle strade e l’evoluzione dell’impianto nel corso del tempo. I materiali, provenienti da stratificazioni compatte e minute, costituiscono la linea documentaria di questo racconto. Anche in questo caso è ancora da completare il sistema di comunicazione, mediante piante a parete capaci di presentare al pubblico quanto finora noto sulla città. Segue un affondo sui monumenti pubblici e le architetture templari della città greca con i tanti contesti santuariali (fig. 6). Il racconto museale si sofferma quindi sulla necropoli: sull’immagine da essa trasmessa della comunità cumana e sulla temperatura della cultura materiale documentata dagli oggetti. I pochi corredi ricomposti hanno permesso il racconto sociale, la scelta di reperti significativi decontestualizzati, dal tanto presente nella Raccolta Cumana e nella Collezione Stevens nel Museo napoletano, di documentare, nei limiti purtroppo degli spazi espositivi a disposizione, fasto e qualità di merci e prodotti (fig. 7 8).

Fig. 6 Museo di Baia: scorcio della sala dedicata alle architetture cumane arcaiche.

6Con un salto che avrebbe dovuto essere riempito con la presentazione di una scelta di reperti numismatici, si transita dalla necropoli greca alle forme monumentali della città ormai campana. Il racconto per questo periodo prende avvio da una fase matura, mediante la presentazione di una ricostruzione, anch’essa parziale e in parte non completata con gli apprestamenti multimediali e grafici previsti, del tempio A, un monumentale edificio presente al centro della città campana decorato con metope dipinte, documento eccezionale di pittura che è possibile confrontare con l’impostazione tematica e stilistica diversa di una bella tomba dipinta, di recente recupero, ricostruita nella sala immediatamente successiva e da cui prende avvio il racconto sulla fase sannitica della necropoli.

8 possibile, infatti, ritrovare gli oggetti cui si allude in questa sintesi nel primo volume del ca (.)

7Più che presentare in ordine materiali e problematiche presenti nelle sale, successione che è possibile seguire consultando il catalogo del Museo8, vorrei soffermarmi su alcuni temi specifici che caratterizzano, in senso nuovo, l’immagine di Cuma nel Museo dei Campi Flegrei.

9 B. d’Agostino, Cerchiai 2004, p.

8L’importante città euboica è stata a lungo ai margini delle feconde problematiche che hanno accompagnato il comporsi di una tradizione di studi contemporanea sulla grecità di occidente. La storia degli studi archeologici su Cuma, superata la fase dell’impatto e le prime dinamiche acculturative nel mondo opico, latino ed etrusco, è proseguita per episodi a causa di una ricerca fino agli anni novanta non sistematica. In una situazione di frontiera, come quella vissuta da Cuma, l’approccio antropologico e processuale appare strumento basilare per ordinare le tante informazioni fornite dalla cultura materiale, conservando un punto di vista neutrale, che sappia riattribuire il proprio ruolo alle diverse componenti in gioco. Ciò vale anche per la storia dell’architettura che deve confrontarsi con fenomeni più prettamente politici ed economici, a livello delle commesse, ma anche sociali, nell’indagine sulle forme di organizzazione del lavoro. Di tutte queste dimensioni è esito il continuum dei dati della cultura materiale, il repertorio di terrecotte architettoniche campane che, di quelle architetture, sono i testimoni più di frequente sopravvissuti alla distruzione degli edifici. possibile ritrovarle quasi identiche a Cuma e Capua, vederle comparire in centri minori con lievi varianti, tornare con assonanze in un più ampio distretto, quello tirrenico, che coinvolge Lazio e, parzialmente, l’Etruria. Una cultura che, soprattutto per il distretto campano, bene è stata definita ‘meticcia’9.

10 Edificio oggi molto meno enigmatico di quanto a lungo ritenuto, anche se non univocamente interpret (.)

11 Vitruvio IV, 7 e il capitolo introduttivo dell’Andrén (Andrén 1940, p. xxi ccxliii, in particolare (.)

12 Coarelli 1990, p. 163 164.

13 Koch 1912.

14 Fratta 2002, per l’analisi delle strutture murarie di contenimento della terrazza inferiore; Museo (.)
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