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In Italia, ogni 25 ore, uno straniero subisce un atto di violenza. quanto evidenzia la ricerca oggi presentata e che prende in considerazione e analizza l’informazione fornita dai quotidiani sui fatti in questione. In effetti, gli atti di violenza sono pi numerosi: mancano, infatti, quelli non denunciati per varie ragioni e mancano quelli che, seppure denunciati, non sono mai giunti sui tavoli delle redazioni.

E’ noto che, in tutte le ricerche su questioni riguardanti la criminalit il numero dei fatti delittuosi riportati dai mezzi di comunicazione risulta assai inferiore rispetto a quelli effettivamente accaduti. D’altra parte, come tutte le indagini criminologiche confermano, le vittime tendono a denunciare, per i motivi pi diversi, solo una parte delle violenze subite; e tale tendenza si accentua se, come nel nostro caso, le vittime sono stranieri che nella stragrande maggioranza dei casi non hanno sufficiente dimestichezza con la lingua, con le istituzioni e con le leggi del paese che li ospita. Stranieri che, generalmente, si trovano in condizione di precariet se non di irregolarit stranieri che, comunque, incontrano difficolt “interne” (psicologiche) ed “esterne” (nelle relazioni sociali) a denunciare le violenze subite. Considerato tutto questo, l’elevato numero di atti di violenza registrati dai quotidiani italiani si rivela un efficace indicatore di una realt sociale spesso sommersa, spessissimo sottovalutata, eppure assai preoccupante.

Inoltre, il dato relativo agli atti di violenza va collocato all’interno di una sequenza statistica inquietante. Nell’ultimo decennio, in Italia, le vittime di omicidio volontario sono drasticamente diminuite: ma aumentata, e significativamente, la percentuale di vittime straniere. Se nel 1992 il 6% delle vittime apparteneva ad altra nazionalit (mentre la percentuale di stranieri sull’intera popolazione residente si aggirava intorno all’1%), negli anni successivi la percentuale di vittime straniere cresciuta in misura rilevantissima. In presenza di una percentuale di stranieri appena superiore al 2%, le vittime di omicidio volontario, tra il 1995 e i primi nove mesi del 2000, hanno superato costantemente il 10% del complesso delle vittime; e hanno raggiunto, nel 1999, il 15%. Non si tratta esclusivamente, e nemmeno prevalentemente, di vittime di violenza xenofoba: vero, piuttosto, che una parte notevole di questi stranieri stata uccisa da altri stranieri, spesso a seguito di scontri tra gruppi criminali.

Questo rende pi significativo il lavoro di classificazione che la nostra ricerca ha avviato. Il panorama offerto dai giornali analizzati sollecita numerosi motivi di riflessione: il 34,7% delle violenze su cittadini immigrati di chiara matrice xenofoba e le donne sono, ancora una volta, il bersaglio principale di tale violenza (i dati del ministero dell’Interno confermano che, nell’ultimo decennio, nella popolazione straniera le vittime di omicidio sono raddoppiate fra gli uomini e triplicate fra le donne). Si tenga conto che qui, per “chiara matrice xenofoba”, si intende quella esplicitamente dichiarata o agevolmente ricostruibile. Ci siamo limitati, dunque, a indicare come manifestazione di xenofobia solo quei casi dove la motivazione razziale risulta documentabile.

Gli autori degli atti di violenza vengono definiti nei modi pi disparati: non pi esclusivo appannaggio di gruppi marginali o ideologicamente motivati, la violenza ha per protagonisti anche “gruppi di cittadini”, “singoli”, “persone normali”: individui che non presentano una evidente pericolosit sociale e che, tuttavia, si rendono colpevoli di atti delittuosi. Come se l’aggressivit xenofoba iniziasse ad attecchire, in qualche modo, nelle pieghe “ordinarie” della societ o, comunque, non risultasse loro completamente estranea.

Inoltre, il fenomeno non riguarda pi solo le grandi citt e le metropoli, ma investe anche la provincia, dal nord al sud; mentre, fra le grandi citt almeno a giudicare dall’analisi dei quotidiani al volto “pi ostile” di Roma, di Milano e di Torino si contrappone il volto “pi tollerante” di Napoli.

Un elemento di conferma della valenza sociale del fenomeno rappresentato dall’atteggiamento dei giornali verso la violenza: meno manicheo del passato, a volte pi “distratto”, altre volte pi problematico e pi attento a comprendere fenomeni sociali non facili da interpretare. Forse anche per questo solo l’1,5% degli eventi registrati diventa notizia di prima pagina.

La ricerca sulla “rappresentazione giornalistica” offerta dalla stampa quotidiana delle violenze sugli immigrati stata svolta per la prima volta nel 1996, promossa da Luigi Manconi, allo scopo di censire le manifestazioni di aggressivit xenofoba contro stranieri presenti nel nostro Paese; stata reiterata, poi, per gli anni 1997 e 1998, su incarico della Presidenza del Consiglio Dipartimento Affari Sociali.

Come negli anni passati, stato utilizzato uno strumento idoneo a una rilevazione efficace del fenomeno, nella sua “narrazione” giornalistica: una scheda completa, ma di facile fruibilit per gli analisti e per chi ha realizzato il trattamento dati. La scheda non aveva lo scopo di determinare la qualit o le modalit della rappresentazione informativa e del trattamento giornalistico (anche se,
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nell’edizione 1999 della ricerca, erano stati compiuti studi approfonditi su alcuni casi rilevanti e sulle modalit della loro copertura). Lo studio che qui viene presentato, come ormai tradizione di questo gruppo di ricerca, non intende fornire giudizi n interpretazioni sul lavoro giornalistico, ma si colloca, programmaticamente, nel momento della “descrizione” degli eventi registrati.

Gli atti di violenza sono stati suddivisi per aree geografiche e per tipologia di aggressione e, successivamente, sono stati riaggregati per eventi, cos da evitare che la stessa notizia riportata su diverse testate magari con toni e linguaggio differenti generasse un sovradimensionamento del fenomeno.

Una particolare attenzione stata usata per l metropolitana di Roma, quella, cio in cui si verifica il maggior numero di atti di violenza (in valore assoluto); va notato, per che la sovraesposizione di Roma dovuta anche, come nelle precedenti ricerche, alla migliore “copertura” offerta alla Capitale dagli organi di stampa pubblicati sul suo territorio. In 68 casi, pari al 18,2% del totale, l aveva avuto conseguenze mortali. In quell’occasione scrivevamo: precisato, comunque, che non tutte le aggressioni hanno una matrice razzista e, talvolta, vanno collocate nell della delinquenza tradizionale Questa affermazione valeva anche per le ricerche successive: la percentuale di violenze di chiara matrice xenofoba, infatti, fu del 34,4% nel 1997 e del 31,2% nel 1998. Nei primi nove mesi del 2000 la violenza xenofoba sembra essersi attestata sui valori del 1997: 34,7%.

Nei primi nove mesi dell’anno, infatti, le testate prese in considerazione registrano 261 casi di violenza: in 23 casi sono state evidenziate lesioni permanenti per le vittime, mentre ben 47 sono stati i morti, pari a poco pi del 18% di tutti i casi monitorati (un dato simile a quello del 1996). Non si tratta, come ovvio, di morti derivanti solo da aggressioni xenofobe, ma in un numero rilevante di casi dell’esito di azioni criminali prive di motivazioni razziste: e, tuttavia, il dato pur in considerazione del fisiologico sovradimensionamento giornalistico dell’evento tragico estremamente allarmante.

Ancora una volta, le donne sono fra i soggetti pi colpiti: alle violenze a sfondo xenofobo, infatti, si aggiungono quelle a scopo di rapina e quelle a sfondo sessuale.

La violenza che ha per obiettivo le donne raggiunge quasi il 20%, ponendosi decisamente al primo posto fra gli atti registrati dalla stampa.

Rispetto al 1998 sembra in diminuzione la tipologia di aggressione “gruppo contro gruppo”, ancora comunque molto rilevante: a confermare che il fenomeno, seppure in calo, rimane tuttavia un’emergenza sociale di tipo sistemico (ovvero non congiunturale).

Figura A. Tipologia di aggressione “gruppo contro gruppo”. Tendenza diacronicaFra le citt Roma era quella nella quale si erano verificate pi violenze nel corso del 1996. Segnalammo gi in quell’occasione che il dato romano si deve anche alla maggiore “copertura” giornalistica di cui gode la capitale. A Roma spettava il primo posto in questa “graduatoria” anche per il 1998, mentre nell’anno precedente era stata superata da Milano. Nei primi nove mesi del 2000 la Capitale torna in testa; sostanzialmente stazionari i dati di Milano e di Torino (comunque in calo, anche a seguito dello “spostamento” della violenza verso la provincia); mentre Napoli, fra le grandi citt continua a risultare la “pi tollerante” (almeno per quanto riguarda la sua rappresentazione mediatica): qui gli atti di violenza ai danni di immigrati diminuiscono ancora.

Figura B. Frequenza violenze (rappresentazione mediatica) a Roma, Milano, Napoli e Torino: 1996 2000

Attraverso l’incrocio tra i risultati relativi alla tipologia delle aggressioni e la definizione degli aggressori si individuavano nel 1997 e nel 1998 alcuni tratti interessanti :

la violenza di gruppo contro donna singola era prevalentemente compiuta da “bravi ragazzi” (18,2% del dato relativo nel 1997) o da “clienti” (16,7% nel 1998);

la violenza individuale contro donna singola, invece, era per la stragrande maggioranza dei casi appannaggio di “clienti” (61,9% nel 1997, 61,1% nel 1998), indice di una duplice violenza sulle donne prostitute: quella dello sfruttamento e quella di una parte dei clienti;

la violenza di gruppo contro minori era appannaggio di “skinheads” nel 1997, mentre ne diventavano protagonisti i “gruppi di cittadini” nel 1998: quasi a connotare un disagio sociale che pu assumere le caratteristiche della xenofobia;

il 40% delle violenze di quelli che vengono definiti, genericamente, “giovani” veniva realizzato in gruppo contro uomo singolo.

Questi dati, con lievi scostamenti, si rivelano confermati anche per i primi nove mesi del 2000.

Altro dato di notevole interesse riguarda l’incrocio della tipologia di aggressione con il tipo di violenza. La violenza di gruppo contro donna singola connotata dalla cifra dell’aggressione fisica (25,1%), ma non mancano casi di rapina (18,5%) e di atti di discriminazione (15,3%): microcriminalit e xenofobia sembrano avere un peso quasi equilibrato. La violenza individuale contro donna singola, invece, marcata dal carattere distintivo della violenza fisica, della rapina e dello stupro.

Le aggressioni di matrice chiaramente xenofoba sono caratterizzate sempre dalla violenza fisica, sebbene dal 1998 si affaccino prepotentemente anche la discriminazione e il mobbing : questo dato appare confermato anche per l’anno in corso, insieme alla crescita della violenza verbale, spia significativa di un intolleranza forse meno “crudele”,
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ma non per questo meno violenta.