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“Grande famiglia, ma i soldi erano pochi e sempre meno” racconta in francese. Il ragazzo marocchino che si è offerto come volontario per fare da interprete ancora non c’è: passa quando stacca il turno e dorme lì. A tradurre ci pensano così i volontari della Misericordia. In Tunisia il pescatore di Gabes ha lasciato la moglie e quattro figli: il più piccolo ha nove anni, il più grande diciannove. Il 2 luglio la figlia si sposerà. La sua speranza è così quella di trovare un lavoro in Italia per aiutarla a metter su casa.

Per questo è partito. Per questo ha venduto tutto la televisione, il frigorifero, altri elettrodomestici e con tremila dinari, l’equivalente di 1500 euro e cinque mesi di stipendio, ha preso una nave assieme ad altre venti persone. Sopra c’erano anche due donne. “Una traversata lunga e tormentata” racconta. C’era vento e mare mosso. Hanno impiegato cinque giorni per arrivare a Lampedusa da Gergis (Zarzis). Un’eternità rispetto ad altri a cui sono bastate venti ore. E meno male che c’era lui. “La nave era in balia delle onde racconta . Nello stesso tratto, qualche settimana prima, un’altra imbarcazione è affondata. Ad un certo punto ho dovuto prendere il timone in mano”. E, superata la tempesta, anche lo scafista lo ha abbracciato e baciato.

In Toscana Hamrounj cerca un lavoro. In mare si trova più a suo agio. “Ma qualsiasi occupazione va bene” precisa. I volontari sperano in un contatto con le aziende del porto di Livorno. Ci si attrezza anche per riempire le lunghe giornate dei migranti: carte da gioco, un televisore e un lettore Dvd, tanto per iniziare, poi magari corsi di italiano. Si pensa all’assistenza sanitaria: altri turni da organizzare con il 118. In meno di un giorno è stato allestito un modulo sanitario da campo, con tre bagni e tre docce supplementari. Sarà attrezzata anche una stanza dove pregare, con la moquette sul pavimento. Di Lampedusa intanto il pescatore di Gabes ricorda le giornate passate a dormire per terra, sui marciapiedi, ma anche la generosità degli isolani, che offrivano dolci e sigarette. “Era sicuramente una situazione difficile per tutti ammette per i tunisini ma anche per gli italiani: assediati”.

Preferisce non farsi fotografare. E’ arrivato in Toscana da poco più di ventiquattro ore. Il giorno prima l’ha passato in questura, come gli altri trenta ospiti, per l’identificazione. Al nostro arrivo se ne sta con gli altri fuori dall’edificio, tutti rannicchiati attorno al muro a caccia di un po’ d’ombra. Sono le prime ore del pomeriggio. Qualcuno gioca a palla. Qualcun’altro spazza. E una recinzione provvisoria, ad altezza uomo e presidiata da agenti della polizia provinciale che cercano di non essere troppo invadenti, li separa dalla strada.

Hichem non si fida ancora del tutto. Forse ha paura di essere rimpatriato. Ma è pronto a raccontare la sua storia. Non ha scarpe: perdute come molti altri, marce per l’acqua e il sale. “In Tunisia portavo a giro i turisti a cavallo dice . Vivevo vicino a Djerba. Poi il lavoro è scomparso . i soldi se li è presi tutto il presidente”. Quindi ha venduto i cavalli e con 3.00 dinari si è imbarcato su una nave per Lampedusa. Con lui c’erano altre 96 persone: due donne e 4 5 ragazzi tra i 10 e gli 11 anni. A coprire il braccio di mare ha impiegato tre giorni. “Ho due cugini in Francia racconta prima di congedarsi Ma sono disposto a fermarmi in qualsiasi posto trovi un lavoro”. Come dire: passate parola, io aspetto fiducioso.
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