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Cesare Lanza una di quelle rare persone che riesce davvero a guardare le cose e le persone da un particolare.

Lanza un professionista vero che sa esattamente come catturare l del lettore, senza mai annoiarlo. Uno che conosce i segreti per mandare avanti con successo un giornale. Lo sa bene chi in passato ha avuto la fortuna di averlo come direttore.

Aveva, e ha tuttora, una dote unica, una memoria straordinaria che gli consentiva di fare un ricorso davvero parco all generale. Oggi, grazie a internet, buone capacit mnemoniche ricoprono un ruolo forse meno importante ma fino a vent fa si rivelavano qualit decisive.

Un giornalista di razza, insomma, che a buon diritto pu permettersi di inserire in una classifica di bravura alcuni suoi colleghi.

Tanti i nomi pi e meno conosciuti in questo elenco ma uno in particolare mi ha sollecitato pi di qualche buon ricordo. Mi riferisco a Michele Focarete, oggi bravo cronista del Corriere della Sera. Quello di Lanza lo considero un giusto riconoscimento a un collega che nel corso degli anni ha sempre saputo interpretare bene il ruolo di cronista, raccogliendo tra l diverse attestazioni di stima e riconoscimenti ufficiali.

Un lavoro necessario e oscuro il suo, sempre pi raro nelle redazioni. Focarete incarna infatti il modello del vecchio (non anagraficamente) giornalista che si occupa di portare le notizie al suo giornale. Uno di quelli che battono i marciapiedi e consumano le suole delle scarpe per trovare uno straccio di notizia. Quello che chiedeva sempre Nino Nutrizio, mitico primo direttore de Notte Una merce rarissima oggi.

Questo l che Cesare Lanza ha scritto sulla bravura dei giornalisti

I GIORNALISTI/GIORNALISTI, QUELLI DI SANGUE PURO E IMPURO

dire che questa sezione quella che ho nel cuore, perch ad essa appartengo. Non so se sono di sangue puro o impuro, ma giornalista sono consentitemi certamente. Il grande Gaetano Afeltra diceva: quale purezza! Io voglio nelle mie redazioni giornalisti veri, puri o impuri non mi interessa. Anzi: per me il giornalista ideale privo di sentimenti e obblighi affettivi, deve essere orfano, scapolo, Figlio di puttana, con tante fidanzate ma nessuna ingombrante. Non mi interessa altro, se un vero giornalista, cio uno capace di distinguere una notizia da una sciocchezza, anche se non sa scriverla, ma la porta in redazione calda e invogliante, da mangiare subito qualcuno la scriver Nomi? In passato, il pi grande giornalista/giornalista fu Indro Montanelli. Oggi, il suo erede sommo Vittorio Feltri, che a differenza di Indro i giornali ha dimostrato anche di saper dirigerli e diffonderli. Tra i direttori di oggi giornalisti veri sono Ezio Mauro, che ha avuto un grandissimo successo, e Pierluigi Magnaschi, che avrebbe meritato di pi (ma indipendente, e questo aprirebbe un grandissimo discorso). Sommo fu anche Tommaso Besozzi, il grande inviato che in occasione della losca morte del bandito Salvatore Giuliano scrisse, scacciando le bufale che le autorit volevano ammannire ai cronisti: una sola cosa certa, che Salvatore Giuliano morto il suo leggendario incipit. Grandissimo giornalista puro sangue, o impuro, a me non interessa esattamente come diceva Afeltra, fu Franco Di Bella, travolto anche lui da un ingiusta trama, ai danni di tante eccellenti personalit italiane. Oggi, senza far torto a nessuno, considero giornalisti/giornalisti i miei allievi Massimo Donelli Gian Antonio Stella (il suo partner Sergio Rizzo, che per non stato mio allievo) e Gigi Moncalvo, Francesco Cevasco e Edoardo Raspelli. E grandissimo giornalista puro sangue Marco Travaglio, a prescindere. Anche se il suo divertimento mettere tutti sul banco degli imputati. Altro grande fu Giorgio Tosatti, grandissimo, anzi ineguagliabile per la tecnica, il mio primo maestro Antonio Ghirelli. Quanti formidabili colleghi: Stefano Lorenzetto, narratore elegante e puntiglioso di centinaia di tipi italiani, Andrea Marcenaro con la sua gustosa in prima pagina sul Foglio, Minzolini finch fu reporter politico, Lucia Annunziata (giornalista/giornalista, report eccezionale, anche se diventata direttora e addirittura presidente della Rai). E Cazzullo, che dovrebbe allontanarsi da ambizioni direttive, il leggendario Silvano Rizza capo cronista de Il Messaggero, Francesco Merlo, il mitico Enzo Biagi, il leggendario Fortebraccio, e oggi i giovani Andrea Scanzi e Claudio Cerasa: qui mi fermo un attimo perch non intuisco il destino di Ciliegino: se avr fortuna come direttore de Il Foglio e successore di Ferrara o come opinionista e, in ogni caso, giornalista/giornalista. E Goffredo Buccini e Fiorenza Sarzanini A caso, per rendere l altri nomi: Filippo Ceccarelli, Malcom Pagani, Silvia Truzzi, Francesco Verderami Anche Dagospia, cio Roberto D un gran giornalista, a prescindere: ampiamente giustificato il suo vezzo di prendere tutti per il sedere. E cito, uno per tutti, il simbolo del buon cronista: Michele Focarete,
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che ebbi a Notte e poi trasmigr al Corriere, uno di quelle migliaia di colleghi che non hanno raggiunto la fama, ma battendo i marciapiedi hanno portato notizie e notizie, in numero chilometrico, ogni giorno. Un posto d nonostante tante possibili perplessit spetta a Oriana Fallaci. A mio parere, rispondeva perfettamente al ritratto del giornalista ideale immaginato da Gaetanino Afeltra. A volte le notizie non erano sue, di Oriana: se ne appropriava, questa la grandissima italiana inviata del mondo, origliando, ascoltandole da testimoni in prima linea, da fotografi e militari, da tromboni e chiacchieroni. Al ricevimento per Ruggeri, al mio fianco c il mio ex allievo Ferruccio de Bortoli: quando aveva vent e lo assunsi, dopo poche settimane gli dissi: Non so cosa farai nel giornalismo, ma sicuramente sei un dirigente nato. Se ti fai prete, al minimo diventerai cardinale, non dico perch i giochi in conclave sono imprevedibili. Oppure potrai dirigere una banca, un azienda, potrai fare il sindaco, il ministro o anche il premier./ I fatti hanno dimostrato che nel giornalismo, senza essere un sommo giornalista, Ferruccio ha ottenuto risultati straordinari, anche per la longevit nel dirigere(due volte) il Corriere della Sera. Quanto al resto, non si sa mai: Ferruccio giovane! La stessa cosa si pu dire di Paolo Mieli, anche pi raffinato di Ferruccio per la sublime duttilit ambiguit nessuno mai potr dire che cosa frulli in testa a Paolino anche lui due volte al timone del Corriere. Anche Scalfari, che pure scrive benissimo ed un giornalista ricercatore di notizie, stato soprattutto un dirigente, tuttavia le notizie, da buon cane di tartufi, sapeva procurarsele dovunque: in Bankitalia e da Luigi Bisignani. E anche Piero Ottone, che meritoriamente ha sempre rifiutato di svolgere ruoli al di fuori del giornalismo. E cos Missiroli, che stupendamente defin la sua vera identit di dirigente quando, dalla poltronissima di Via Solferino al Corriere, di fronte a una notizia scomoda da pubblicare diceva: Qui, ci vorrebbe un giornale./ Bisognerebbe parlare anche di minuscoli ometti, che sono direttori e hanno rigato tutta la vita pur di arrivare ad un traguardo direttivo: non sono n giornalisti n veri dirigenti. Capite bene che se tra gli opinionisti entrano l Alba Parietti, la scatenata Daniela Santanch nonch gallinacei arrapati e oche arrapanti, una porticina o un portone sono sempre aperti per chiunque. Difficile farsi largo nella giungla, eppure qualcuno ci riesce. C riuscito l professore Ernesto Galli della Loggia, che per ha bisogno di quindicimila righe per elaborare un concetto che si potrebbe riassumere in dieci righe. Meritevoli di menzione e di sanzione sono anche Piero Ostellino, Angelo Panebianco, Alessandro Sallusti, Francesco Merlo, Michele Ainis, Sergio Romano, Peppino Caldarola e Antonio Padellaro. E Maurizio Belpietro? Non saprei se inserirlo tra i direttori o tra gli opinionisti: un caso curioso, sicuramente lui tiene assai pi alle arringhe scritte e televisive, che non alla poltronissima di direzione. Sublime opinionista Giuliano Ferrara, tra tutti il miglior scrittore. Un sovrano. Ma un discorso complesso: Giuliano stato anche un gran direttore, inventando un Panorama di alta qualit e poi Il Foglio. Anche un grande dirigente, educatore esemplare di tanti giovani talenti. Essere un grande opinionista non significa essere un grande direttore, questo si dice, e concordo, di Alberto Ronchey e Alberto Cavallari: opinioni eccellenti, dirigenti senza offesa scadenti. Piacevoli commentatori e opinionisti sono Massimo Fini, nonostante l egocentrismo, Furio Colombo, ancora oggi Natalia Aspesi, in passato la mondanissima, salottiera, pungente osservatrice di costume Camilla Cederna. Mi rendo conto che potrebbero esserci, in questa rassegna improvvisata, tante altre sezioni. Che ne dite, ad esempio, dei giornalisti brillanti, dei battutisti, dei piccoli e grandi Animali da compagnia, bravissimi affabulatori con i potenti. Il primo nome che mi viene in mente, ovviamente, Carlo Rossella: grande reporter, pluridirettore in virt della straordinaria qualit dei suoi rapporti,
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oggi con la rubrica Societ ci fa ogni giorno sorridere( e anche ridere). E di Beppe Severgnini che mi dite? E di Gianni Riotta?