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Portate delle shopping addicted ad una svendita e le vedrete tirare fuori il peggio. Mettete un gruppo di donne a parlare di scarpe e vi sorprenderete nell’ascoltare quali risvolti socio psico economici possieda la scelta di una scarpa, il suo modello e, soprattutto l’altezza del suo tacco.”Dicono che il tacco cinque sia bon ton. Che il sette si adatti ala donna principessa. Il dodici è perfetto per la femme fatale. Ma sopra tale altezza?” (citaz. Bea Buozzi)

Questo e molto altro è avvenuto alla scintillante presentazione dell’ultima fatica della misteriosa Bea Buozzi . Strizzata in un provocantissimo tubino nero, fasciata da bianche calze in pizzo, il caschetto biondo si è fatto subito riconoscere per due particolari: l’immancabile mascherina in pizzo nero a coprirle il viso, mettendo in risalto lo sguardo attento e indagatore dell’autrice di adozione milanese; l’altro particolare ad attirare la mia (ma non solo) attenzione è l’irrinunciabile tacco (14?) che Gaetano Perrone le ha personalmente calzato per accompagnarla in questa serata. La sua serata.

Chi dice donna dice tacco (Morellini ) è un pratico volume che, dietro ammissione di Mauro Morellini, ancora mancava nel panorama della casa editrice. Dopo l’immancabile e doveroso tributo all’estimatrice numero uno mondiale della scarpa (una tale SJP in arte Carrie, vi dice nulla?), Bea si è lanciata in aneddoti legati alle storie racchiuse nel libro, incitata e stuzzicata da Annalisa Monfreda , attuale direttore di Donna Moderna che ha presieduto l’evento.

Storie vere, rivisitate e ampliate che sono state regalate insomma raccontate a Bea attraverso i social network. Bea ha preso le parole preziose, le ha fatte sue incorniciandole in storie associate ad un modello diverso di scarpa: dalla scarpetta di cristallo di una Cenerentola come non l’avete mai letta, alla décolletées di vernice, la classica, irrinunciabile, insostituibile (sicure?); dai tronchetti della pseudo felicità al sandalo alla schiava, per una passione straziante; dalle décolletées Pump che suggella la fedeltà al Pantone 186C (quel rosso, dai che lo sapete) alle espadrillas che mai pensavate di annoverare tra i vostri prossimi acquisti; dalla Peep Toe, cioè il buco con la scarpa intorno alla Mary Jane, ovvero la storia di una bambina che amava le caramelle (quanto c’è di autobiografico?);
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dalla ballerina, universalmente associata ad un’indimenticabile Audrey, al Maxi Plateau, un orgasmo sopito per lungo, lunghissimo tempo; dalle zeppe e infradito, in un connubio che come tutti i legami di coppia ci fa infuriare ma al tempo stesso sciogliere, al sandalo modello Chanel, per tutte le moderne Scrooge; dalle All Star, intramontabili must del comfort che fanno battere il cuore di tutte al ritmo della Grande Mela ai Texani, se siete donne da toro meccanico; dalle Stringate maschili, una valida, ma non definitiva sostituzione nei primi mesi di vita di quel piccolo demonio di Satana, tuo figlio il demonio con sembianze da Lucifero, un angelo insomma, agli UGG, che ne convincono poche (me compresa), ma vendono molto per colpa di una Sienna Miller che nel film Alfie restituisce la camicia al bel Jude Law restando nuda con gli orridi ai piedi, beh, grazie tante

Quando avrete finito di leggere Chi dice donna dice tacco smetterete di essere una donna con gli attributi e diventerete una donna con gli accessori, rientrando così nella categoria delle “diversamente alte” in quanto portatrici di tacco.

“Adescarmi con i suoi tacchi a spillo acuminati, ma mai volgari. Adularmi con le sue suole color rosa antico, raffinate e uniche. Abbindolarmi con la sua vernice nera, lucida e scintillante. Concupirmi con le sue paillettes” (citaz. Bea Buozzi)Tutto questo e molto altro è il mondo delle scarpe.
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13 del D. Lgs. 196/2003.

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Roma 27.06.2016 (DM) Molto presto ogni cittadino italiano avrà la sua Cartella Clinica Elettronica (CCE), che sarà una vera e propria “carta di identità digitale sanitaria”. Le cartelle cliniche elettroniche possono contenere infatti dati demografici, storia medicale, cure e allergie, stato immunitario, risultati di test di laboratorio, immagini radiologiche, segnali vitali, statistiche personali come età e peso e informazioni di fatturazione. Ultimamente si sta parlando molto della implementazione della Cartella Clinica Elettronica e delle sue implicazioni sulle aziende sanitarie in termini funzionali, organizzative, di processo ed economiche, compresa anche la maggiore sicurezza nella conservazione dei dati. Non bisogna però confondere la gestione elettronica di una cartella clinica con una cartella clinica elettronica a tutti gli effetti perché le 2 cose sono profondamente differenti, soprattutto in termini di processi.

La gestione elettronica di una cartella clinica altro non è che una semplice gestione informatizzata della cartella clinica, che consiste nella produzione e redazione dei documenti che la costituiscono, con l’ausilio di strumentazioni elettroniche, che termina però con la stampa di questi documenti, con l’apposizione di firme autografe e con la conservazione a vita in un archivio cartaceo che per sua natura tende chiaramente prima o poi a saturarsi. Altro non è quindi che una Cartella Clinica Cartacea creata con elaboratori elettronici, detta anche cartella clinica informatizzata. Una cartella clinica elettronica a tutti gli effetti, invece dematerializza il processo che produce questa documentazione gestendo le informazioni in maniera nativamente digitale. Non ci saranno più firme autografe ma firme digitali e firme elettroniche avanzate. Non ci sarà finalmente più un archivio cartaceo ma un archivio digitale conservato a norma. Le informazioni sanitarie sono sensibili e vanno quindi trattate con la massima cautela e sicurezza. Ne discende, ovviamente, che la dematerializzazione del processo o meglio dei processi e dei sotto processi che stanno alla base della produzione delle informazioni contenute nella cartella clinica deve assicurare, in tutti i suoi passaggi, la massima robustezza e sicurezza. Il processo si conclude poi con il versamento di questi documenti (informatici) al sistema di conservazione che ne assicura validità ed immodificabilità nel tempo.

C’è una profonda differenza quindi tra le due situazioni. La cosa che salta sicuramente più all’occhio, come primo impatto e anche come prima considerazione, è latenuta degli archivi. Le informazioni sanitarie sono molto importanti e quindi, come abbiamo ribadito più volte, vanno trattate con la massima sicurezza. La domanda che ci si pone in questi casi allora è: “Ma cosa è più sicuro, un archivio cartaceo che si può allagare, bruciare, essere mangiato dai topi, e che col passare del tempo riempie tutto il magazzino, oppure un archivio digitale, replicabile teoricamente sulla base di infinite copie tutte originali e volendo anche custodite in luoghi differenti tra loro? “Beh, direi che è ovvio. cosa importantissima digitalizzare il processo e quindi ottenere il vantaggio non solo in termini di non stampa, ma anche e soprattutto in termini di compliance normativa, collaborazione, sicurezza, integrità, certezza, efficacia ed efficienza” spiega Nicola Savino esperto nazionale per la digitalizzazione a norma dei processi e CEO Seen Solution Srl. Insomma le informazioni sanitarie non solo vivranno direttamente in digitale e con un valore probatorio, ma anche digitalizzate nel processo. Dove il documento non sarà più un semplice PDF, ma un record, una riga di un database, una semplice informazione dunque.
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Milano Governare una grande citt rende molto pi impopolari rispetto a una media o piccola: la conferma viene dall classifica del gradimento dei sindaci delle 117 citt capoluogo compilata dall Ipr Marketing su commissione del Sole 24 Ore (i dati in pdf)Emerge che solo Piero Fassino, sindaco di Torino, ai primi posti (settimo a pari merito con altri), mentre la popolarit dei colleghi dei centri con oltre 500 mila abitanti assai meno premiante: per fare alcuni esempi, Giuliano Pisapia (Milano) 67esimo, Marco Doria (Genova) 58esimo a pari merito con Luigi De Magistris (Napoli), Ignazio Marino (Roma) 82esimo.

Ai primi tre posti, nell si piazzano il sindaco di Firenze Dario Nardella, quello di Bari Antonio De Caro e quello di Bergamo Giorgio Gori. All posto si piazzano invece a pari merito i sindaci di Alessandria, Maria Rita Rossa,
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Crotone e Trapani.

Quanto alla Liguria, bene il ponente, con Carlo Capacci di Imperia che figura al settimo posto, mentre Federico Berruti (Savona) 28esimo. Doria a centroclassifica, mentre peggio di lui fa il sindaco della Spezia Marco Federici, 63esimo.

Tutto, sommato, comunque, i sindaci liguri sono abbastanza ben considerati dai loro concittadini, anche se Ipr avverte: espresso nel sondaggio il gradimento dei cittadini,
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non la loro intenzione di voto PER INFOGRAFICHE (TMP) >

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In just two days, hundreds of country delegations will once again come together for the UN Climate Summit this time in Cancun, Mexico. Last year many of you took action, joining the 17 million people demanding action by heads of state on a climate deal. We didn get that deal last year and to be honest, we do not expect that deal will be completed this year either. So you ask, what can we expect from the summit this year? I not a climate expert but I know some, here is what I gathered so far.

Don expect to see Barry in Cancun

This year will not see almost every head of state clearing their schedule to fly into Cancun to feign efforts for a climate deal, like last year. Mexico has made a concerted effort to reach out to all leaders and their governments to make this process as inclusive and attended as possible. We are expecting quite a few heads of state although not the same kind of wide spread attendance we saw last year. But, don let that fool you, that doesn mean they can make serious progress at this meeting. Delegations also have the power to get on with placing the building blocks we need for a global deal here. At the end of this meeting we might not have a photo of all of the leaders of the developed world hand shaking on stage, but we could still have what we need to move on to a global deal that will combat climate change and pave the way for an energy revolution.

No bow on the climate deal by the holidays

It clear that the fair, ambitious and legally binding deal that we need won be completely wrapped up by the end of this meeting. Last year, 17 million of us demanded that the deal promised in 2007 in Bali be delivered at its promised date in Copenhagen. Unfortunately that didn happen. We do not expect that they will deliver that deal in its entirety this year either. Hopefully what they will do is nail down the properly constructed building blocks to make sure that deal happens and happens the right way.

This meeting is about choice

Right now, a clean energy future is a choice that is still within reach. An international climate change agreement could catalyse and help pay for a world with clean, secure and independent means of energy guaranteed for generations to come. It could keep natural and ancient forests standing and forest peoples thriving, as well as protecting many forest species and helping to stop catastrophic climate change.

Governments have to fess up and acknowledge the emission cuts they have promised so far are not enough, make the right decisions on the structure of an agreement and decide how they provide new money for developing country action and adaptation. They have to agree how start to loosen the ties on money to stop deforestation in developing countries and close the loopholes around rules for forests and land use that could increase emissions from industrialized countries.

In order to make this happen, governments must agree to a number of building blocks as I mentioned earlier. Here is what we need countries to do in Cancun:

reiterate their goal to keep global temperature rise well below 2 and review this number in light of the fact that a 1.5 rise will have dangerous impacts;
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acknowledge that the current emission reduction commitments will not allow us to avoid dangerous climate change and agree on a process to increase those commitments;

set up a Climate Fund; agree a work plan to decide on innovative sources for long term climate finance;

establish a mechanism to tackle emissions from deforestation and ensure this mechanism protects both biodiversity and indigenous peoples’ rights.

I be here in Cancun for the next 2 weeks, reporting on how the negotiations are progressing and telling you what Greenpeace is doing to bring your voices to the summit. Keep up to date with the Climate Rescue blog.

Want to get involved? Download the Energy [R]evolution toolkit and bring the revolution to your community!

Taking into account the Bush family and their criminal wars, is it so unreasonable (considering voter support is gone now), to suggest that the likes.

Taking into account the Bush family and their criminal wars, is it so unreasonable (considering voter support is gone now), to suggest that the likes of Al Gore, the criminal lab coat consultants, pandering politicians, lazy teachers, criminal PR firms and most of all, the irresponsible NEWS EDITORS, should all be rounded up and arrested and charged with treason for leading us to a false war of climate change? They condemned billions of people to death by CO2 for 24 years and we are supposed to just let them walk away now? Twenty four years was wasted by these criminals on climate control instead of population control. Meanwhile, the UN had allowed carbon trading to trump 3rd world fresh water relief, starvation rescue and 3rd world education. NOW tell us climate change wasn’t a crime!
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14 Gennaio 2015 Da lunedì, i dipendenti pubblici di Gaza sono in sciopero per il mancato pagamento dei salari a 26 mila lavoratori. L’Anp è in ritardo di sette mesi sui versamenti e la protesta si va radicalizzando. E’ di oggi la notizia che gli impiegati sono riusciti ad entrare nel quartier generale del governo e hanno indetto un sit in permanete.

Mushir al Masri, portavoce di Hamas, ha fatto sapere che se Abu Mazen non sbloccherà i fondi in tempi brevi, allora il governo di unità nazionale è da considerarsi finito. L’esponente islamista, inoltre, ha aggiunto:

“Il governo non si è preso le sue responsabilità nei confronti della Striscia di Gaza, in particolare dei dipendenti pubblici. Ogni giorno il governo dimostra di essere un esecutivo di divisione e non di consenso nazionale”

7 gennaio 2015: ONU, Palestina accederà alla Corte penale Internazionale

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki moon ha annunciato che la Palestina accederà alla Corte penale internazionale dal primo aprile 2015.

La mossa permetterà ai palestinesi di perseguire accuse di crimini di guerra contro Israele, il cui governo ha intrapreso nel luglio 2014 la campagna militare Protective Edge che aveva come obiettivo la distruzione dei tunnel costruiti da Hamas per trasportare armi ma che ha comportato nei due mesi di azioni militari (luglio agosto) più di 1.500 vittime civili palestinesi.

Con questa decisione l’Onu ha riconosciuto alla Palestina lo status di Stato osservatore permaente anche se non membro delle Nazioni Unite. Step precedente a questa mossa c’era stato lo scorso venerdì 3 gennaio, quando i palestinesi hanno sottoscritto i documenti che ratificano lo Statuto di Roma che disciplina la Corte penale, ultimo passo formale per aderire alla giurisdizione del ttibunale permanete sui crimini si guerra.

17 dicembre 2014 Il Parlamento Europeo ha appena adottato una risoluzione in favore del riconoscimento in linea di principio dello Stato della Palestina con 498 voti a favore su un totale di 697.

La risoluzione si basa sui confini stabiliti nel 1967, con la città di Gerusalemme come capitale, ed esorta ovviamente la ripresa delle trattative di pace.

Gaza, Amnesty denuncia attacchi “deliberati e diretti” delle forze israeliane

10 dicembre 2014, ore 11.39 Secondo quanto riporta una denuncia di Amnesty International Israele avrebbe compiuto attacchi deliberati e diretti, equivalenti a crimini di guerra, contro importanti edifici civili di Gaza nel corso degli ultimi giorni dell’operazione “Margine protettivo”. Le operazioni militari che si stanno svolgendo negli ultimi 4 giorni a Gaza, formalmente operazioni di peacekeeping (il confine tra “peace” e “violence” in Medio Oriente è molto labile) dell’esercito israeliano, sono al centro di un nuovo rapporto dell’associazione internazionale che denuncia l’aperta violazione del diritto internazionale umanitario: tali attacchi, secondo Amnesty, dovrebbero essere oggetto di indagini indipendenti e imparziali. Spiega così Philip Luther, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International:

“Tutte le prove in nostro possesso mostrano che questa distruzione su vasta scala è stata portata a termine in modo deliberato e senza giustificazioni militari. [..] Sia la realtà sul campo che le dichiarazioni fatte all’epoca dai portavoce dell’esercito israeliano indicano che gli attacchi sono stati punizioni collettive contro la popolazione di Gaza, con l’obiettivo di distruggere i già scarsi mezzi di sostentamento. [..] Anche se le autorità israeliane avessero avuto buoni motivi per ritenere che una parte di un edificio fosse usata per scopi militari, avrebbero comunque avuto l’obbligo di scegliere forme e metodi di attacco tali da minimizzare i danni ai civili e alle loro proprietà. In precedenza, l’esercito israeliano aveva compiuto attacchi aerei contro determinati appartamenti in edifici multipiano senza distruggere completamente questi ultimi.”

La denuncia di Amnesty viene presentata perchè, sebbene gli israeliani abbiano avvisato degli attacchi i civili palestinesi che vivevano nei paraggi degli obiettivi, la popolazione è stata presa dal panico per l’ultimatum evacuando in fretta gli edifici e perdendo così i propri averi, tra cui documenti importanti, gioielleria e risparmi: secondo quando denuncia Amnesty le autorità israeliane non hanno fornito alcuna informazione sui motivi per cui abbiamo raso al suolo quattro interi edifici. La condotta dell’esercito israeliano è da mesi al centro dei rapporti di Amnesty International, preoccupata per le continue violazioni dei diritti dei civili che vivono a Gaza e per le continue prove di forza dell’esercito di Israele. Per questo Amnesty International ha chiesto che alla Commissione d’inchiesta istituita dalle Nazioni Unite sia permesso di svolgere le sue attività senza ostacoli e che le autorità israeliane annullino il divieto d’ingresso a Gaza nei confronti dell’organizzazione e di altri organismi per i diritti umani.

Gaza, le forze israeliane uccidono un palestinese a nord della Striscia

23 novembre 2014 Prima vittima sulla Striscia di Gaza a 50 giorni dalla fine delloffensiva israeliana dellestate scorsa. Un civile palestinese di 32 anni, identificato come Fadel Mohammed Halawa, è stato ucciso dalle forze israeliane al confine a nord della Striscia. La notizia arriva da ufficiali palestinesi, secondo i quali il giovane stava facendo birdwatching o qualcosa di simile, i contorni sono ancora tutti da definire e si è avvicinato troppo al confine. E accaduto, lo conferma il Ministro della Sanità palestinese, ad est del campo profughi di Jabaliya. Il colpo fatale, secondo il medico intervenuto subito dopo, sarebbe partito da una torretta di guardia in territorio israeliano. Fonti israeliane hanno confermato lepisodio, precisando però di aver esploso due colpi di avvertimento prima di aprire il fuoco contro le due persone che si stavano avvicinando al confine.

Gaza, Mogherini: “Ue sia interlocutore nel processo di pace”

Aggiornamento 4 novembre, ore 18.26 Sono mesi difficili quelli della ricostruzione a Gaza, dopo i bombardamenti che quest’estate hanno completamente distrutto l’economia nella Striscia, già allo stremo dopo anni di blocco merci. Mesi di tensione, una tensione palpabile pronta ad esplodere in violenza ogni qualvolta cada uno spillo in terra: è il caso, anche se è riduttivo parlare di “spilli”, delle violenze registrate alla spianata delle moschee di Gerusalemme la scorsa settimana. Intervistata da La Stampa il neo commissario Ue per la politica estera Federica Mogherini ha spiegato come il punto di partenza del suo mandato sia proprio Gaza:

“Mi dicono che tutti sentono il bisogno di avere lUe come interlocutore comune; per questo partiamo da qui.”

ha spiegato Mogherini annunciando la sua prima missione, prevista per venerdì, a Tel Aviv e Gaza.

“Dopo i fatti di Gaza, il desiderio della gente è che non si vada avanti così per ventanni. Anche perché, in assenza di rappacificazione, avremo una Gaza dopo laltra. Cè una consapevolezza che rappresenta una finestra di opportunità. [..] Bisogna guardare alla luna, non al dito. Il riconoscimento è il dito. La luna è lo Stato palestinese, lelemento più importante. Trovo che il nodo più interessante è se riusciremo ad avere uno Stato palestinese nei miei cinque anni di mandato.”

Gaza, palestinese ucciso dai militari israeliani

Mercoledì 10 settembre, ore 9:45 Dopo alcuni giorni di relativa calma, rischia di riesplodere la situazione nella striscia di Gaza. Un palestinese di 22 anni è infatti stato ucciso vicino a Ramallah dal fuoco di militari israeliani, durante gli scontri fra i soldati e una cinquantina di giovani nel campo profughi di al Amari. Lo riferiscono i media online israeliani. I militari erano entrati nel campo per arrestare “un ricercato” e l’irruzione ha innescato i disordini. Martedì 2 settembre, ore 16.25 Il presidente palestinese Abu Mazen ha elaborato un piano di pace per uscire dalla crisi internazionale con “stallo alla messicana” a Gaza: il piano prevede colloqui per 9 mesi e l’impegno a concludere l’occupazione entro 3 anni a partire dall’inizio dei negoziati. La notizia è stata riferita al giornale giordano al Ghad da un collaboratore di Abu Mazen, rimbalzando immediatamente su tutti i media anche in Israele. Nel piano di pace, che in breve sarà illustrato alla Lega Araba e al segretario di Stato Usa, John Kerry, c’è anche il congelamento delle colonie israeliane. Di fatto il piano di Abu Mazen cerca non solo di porre fine alle violenze con Israele, ma anche di eliminare qualsiasi pretesto a nuove violenze nei prossimi anni e a riallacciare un rapporto duraturo e fraterno con l’Egitto, che tuttavia la maggior parte dei palestinesi considera uno “stato canaglia”, sopratutto per la chiusura del valico di Rafah e per le politiche dure sin qui dimostrate più con lo stato palestinese che con Israele stesso. Mazen, che con Hamas ha un rapporto pessimo dopo che gli islamisti cacciarono dalla striscia gli esponenti del partito che fa capo al Presidente palestinese, non avrebbe tuttavia sciolto il nodo numero uno per Tel Aviv: il disarmo totale e incondizionato di Hamas come condizione essenziale per l’avvio dei negoziati. Giovedì 28 agosto 2014 La tregua tra Israele e Gaza sembra reggere, tanto che gli israeliani hanno deciso di riaprire il valico di Erez con la Striscia ai malati, ai commercianti e ai palestinesi di Gaza che sono in possesso di permessi speciali. La zona di interdizione è dunque ridotta. Inoltre gli agricoltori palestinesi possono avvicinarsi fino a 100 metri dal confine. Tuttavia per i pescatori la zona autorizzata torna a sei miglia marine e tra un mese salirà a dodici miglia.

tregua permanente. Netanyahu: ” ancora presto per capirlo”

Mercoledì 27 agosto 2014 20.10: a poco più di 24 ore dallinizio della nuova tregua, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha messo le mani avanti, dichiarando che è ancora prematuro parlare di una tregua duratura:

ancora presto per poter stabilire se sia stato effettivamente raggiunto un periodo prolungato di calma.

Israele, lo ha sottolineato il premier, ha ottenuto grossi successi militari e politici su Hamas, che invece ha subito un durissimo colpo e impiegherà diverso tempo per rimettersi in piedi. 10.10: sono passate poche ore dallinizio della nuova e si spera duratura tregua tra Israele e Hamas e le città sulla Striscia di Gaza cominciano pian piano a cercare di ritrovare una parvenza di quotidianità. I residenti hanno iniziato a lasciare i rifugi e stanno facendo ritorno nei loro quartieri e nelle loro abitazioni o ciò che resta delle stesse. 27 agosto 2014: la tregua è ufficialmente iniziata e al momento non si registrano segni di cedimento. Dopo sette settimane di sangue, con oltre 2200 vittime, si riaccendono le speranze per un cessate il fuoco duraturo. Le parti coinvolte sono certe che stavolta la tregua reggerà, mentre i cittadini scendono in piazza per festeggiare questo ritrovato periodo di calma. Sospiri di sollievo a livello internazionale, con gli Stati Uniti che hanno espresso sostegno totale e lItalia che tramite il ministro degli Esteri Federica Mogherini fa sapere che ora è necessario che israeliani e palestinesi avviino al più presto negoziati per una tregua duratura e un’intesa politica che porti finalmente a una soluzione stabile del conflitto.

18.00: la tregua è stata accettata da Israele. Nonostante un razzo abbia ucciso un israeliano e i lanci da Gaza siano continuati per tutto ilo giorno, il governo di Netanyahu, sebbene non ancora ufficialmente, ha dato il suo placet. L’orario in cui il cessate il fuoco diventerà effettivo è slittato di un’ora: le 19 ora locale. In questi minuti Abu Mazen sta parlando alla televisione annunciando l’accordo. 16.45: Scatterà alle ore 18, le 17 italiane, una nuova tregua nella Striscia di Gaza tra combattenti palestinesi e esercito israeliano. La hanno annunciato dirigenti della Jihad Islamica, a cui ha fatto eco il capo negoziatore di Hamas, dal Cairo. In un messaggo televisivo, Moussa Abu Marzouk ha sostenuto che questa cessazione (si spera il meno temporanea possibile) delle ostilità è “frutto degli sforzi e della resistenza del popolo palestinese”. E’ atteso per le 19 un discorso del dell’Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen. Il coinvolgimento di tutte le principali fazioni politiche e militari palestinesi è un segnale positivo che potrebbe rendere più credibile la tregua. Non si parla della durata del cessate il fuoco, ma Il leader di Hamas, Ismail Haniyeh ha parlato di “accordo duraturo”. La potenziale intesa arriva dopo la giornata di ieri, che ha visto il massimo numero di missili (120) lanciati da Gaza su Israele, dall’inizio del conflitto.
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Aggiornamento ore 00.30 del 14 luglio 2014 Al termine dei 120 minuti tra Germania e Argentina si sono conosciuti anche i vincitori dei primi individuali della Fifa (sotto potete leggerne di più anche in termini storici): ebbene, Manuel Neuer ha vinto il Guanto d’Oro in quanto miglior portiere del Mondiale, Lionel Messi si è invece aggiudicato il Pallone d’Oro (un premio che sa di mera consolazione per la Pulce che probabilmente neanche lo meritava), palma di Miglior Giovane a Paul Pogba che ha battuto Depay e Varane. La Scarpa d’Oro l’ha vinta alla fine James Rodriguez della Colombia nonostante due partite giocate in meno (6 gol per lui), Fair Play Award proprio per i cafeteros colombiani che hanno subito solo 5 gialli (e zero rossi) in cinque partite (ma quella ginocchiata di Zuniga a Neymar.)Questa sera al termine della finale di Rio de Janeiro tra Germania e Argentina conosceremo quale Nazionale potrà fregiarsi del titolo di campione del mondo di calcio per i prossimi quattro anni, ma un Mondiale che va in archivio porta in dote anche altri riconoscimenti ufficiali che la Fifa assegna al miglior giocatore del torneo, al miglior portiere e al miglior giovane, premi che hanno una tradizione e che in passato hanno visto protagonisti grandissimi calciatori.

Partiamo dalla Scarpa d’Oro, non citata poc’anzi, ma che è molto importante e viene assegnata al capocannoniere della manifestazione: viene assegnata dalla prima edizione del 1930 e ha visto trionfare in 19 rassegne iridate anche due italiani (Paolo Rossi e Totò Schillaci), mentre gli ultimi due a vincerla in ordine di tempo sono Miro Klose nel 2006 e Thomas Muller nel 2010. Due tedeschi, col secondo che ha la possibilità di ripetersi quest’anno: attualmente è a quota 5 gol, uno in meno di Rodriguez della Colombia e uno in più di Messi, stasera suo avversario (a 4 anche Neymar e Van Persie).

Per quanto concerne il Pallone d’Oro dei Mondiali (Adidas Golden Ball il suo nome ufficiale) verrà assegnato questa sera in seguito a una votazione dei giornalisti di tutto il mondo; la lista dei 10 in nominations è stata scelta direttamente dalla Fifa e comprende i seguenti calciatori: Neymar, Arjen Robben, James Rodriguez, Angel Di Maria, Javier Mascherano,
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Lionel Messi, Mats Hummels, Toni Kroos, Philipp Lahm e Thomas Muller. Il secondo e il terzo classificato si aggiudicheranno rispettivamente il Pallone d’Argento e il Pallone di Bronzo. Istituito dal 1982, questo premio in passato ha visto trionfare Forlan, Zidane, Khan, Ronaldo, Romario, Schillaci, Maradona e Rossi.

Contestualmente ai due riconoscimenti di cui abbiamo appena parlato, molto importante è anche il premio di miglior portiere della competizione, il Guanto d’Oro assegnato per la prima volta a Usa ’94 (nell’Albo d’Oro figurano i nomi di Preud’homme, Barthez, Khan, Buffon e Casillas): quest’anno la sfida è tra Navas della Costa Rica e i due finalisti Neuer e Romero. Infine il Miglior Giovane (Hyundai Young Player Award destinato ai minori di 21 anni): la sfida è tra l’olandese Memphis Depay e i francesi Paul Pogba e Raphael Varane, uno di loro si aggiungerà a Podolski e Muller che l’hanno vinto rispettivamente nel 2006 e nel 2010. La Fifa, infine, comunicherà anche la squadra vincitrice del Premio Fair Play (quattro anni fa fu scelta la Spagna).
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Le scarpe. Chi ha visto il film Steve Jobs, sul padre della Apple, si ricorder come Steve Jobs amasse andare in giro scalzo, a piedi nudi. Anche in assenza di una igiene personale definibile come tale.

Steve Jobs sicuramente uno di quei personaggi che potevano finire nel testo di Oh, vita, singolo eponimo del nuovo album di Jovanotti. di Jovanotti e di Oh, vita che si parla qui, non di Steve Jobs, e lo si fa esattamente seguendo il suo flow, il suo flusso narrativo. Si chiama mimesi. Scrivo di Tizio e ne scrivo esattamente come se fosse Tizio a scriverne. Cos faccio io. Jovanottizzo.

Steve Jobs, si diceva, sarebbe potuto serenamente finire nel singolo di Jovanotti, o in una qualsiasi altra sua canzione compilativa, di quelle canzoni in cui infila uno dietro l nomi, citazioni, concetti pi o meno intellegibili, citt etc etc. Perch Steve Jobs non solo l della Apple, ma anche quello che al famoso discorso ai laureando ha detto quella cosa di folli e essere affamati che fa cos tanto Jovanotti e quel suo modo di disegnare il mondo. Poetica, non avesse scippato questa parola Cremonini, che poi rientrer in scena in questo scritto, dovremmo dire che Steve Jobs e la sua frase sull folli e essere affamati fa parte della poetica di Jovanotti.

Il fatto che uscito il nuovo album di Jovanotti e vi sar forse capitato di intuire che a produrlo sia Rick Rubin. Per chi abbia avuto l di seguire la diretta streaming della sua conferenza stampa, conferenza stampa ospitata nello JovaShop di Milano, temporary shop sito in Piazza Gae Aulenti, proprio per il lancio dell prodotto da Rick Rubin, avr sentito nominare Rick Rubin circa duemila volte, o lo avr addirittura visto, scalzo, negli spezzoni di video tratti dal suo film, un film che andr nei cinema tra qualche giorno, per il lancio dell Oh, vita, prodotto da Rick Rubin. uscito Oh, vita, prodotto da Rick Rubin e l stato quantomeno spiazzante.

Perch Rick Rubin probabilmente uno dei produttori musicali pi famosi al mondo, togliete quel probabilmente, e sicuramente quello che pi ha influenzato la generazione di cui Jovanotti e io facciamo parte, con i suoi lavori fatti col rap, sua l della Def Jam, e col rock, dai Red Hot Chili Peppers a Johnny Cash, per non dire del pop, da Shakira a Justin Bieber. Insomma Rick Rubin Rick Rubin, e per la prima volta ha lavorato con un artista italiano, Jovanotti. Ma nel farlo ha aiutato Jovanotti a tirare fuori il suo album meno jovanottiano, poi spiegher cosa intendo con questo, e sicuramente il suo album meno contemporaneo, almeno in apparenza, e altrettanto sicuramente il suo album con meno hit. Qualcosa di spiazzante, appunto. Perch Oh, vita, l di Jovanotti prodotto da Rick Rubin, un album composto per nove quattordicesimi di canzoni in cui Jovanotti praticamente canta accompagnato da un solo strumento, otto volte su nove la chitarra acustica. Negli altri cinque episodi siamo pi dalle parti del Jovanotti di una ventina d fa, tra rap e quella roba l che fa Jovanotti. Come dire, fanculo a Canova e al lavoro sull fatto negli ultimi dieci anni, ma questa ovviamente una lettura semplice, non da critica musicale. Rick Rubin ha preso la sovrastrutturazione delle canzoni di Jovanotti, i tanti suoni, i tanti spunti musicali, e li ha buttati nel cesso, riducendo all come John Gardner con Raymond Carver, direbbe lui dopo aver consultato Wikipedia.

Giorni fa vedevo un documentario sul National Geographic. Era un documentario sulle zebre. A un certo punto la voce neutra che accompagna le scene ha raccontato di come le zebre abbiano una sovrapproduzione di spermatozoi, in determinati periodi dell Al punto da non riuscire a espellerle tutte attraverso le modalit convenzionali, cio le eiaculazioni. Per questo, e mentre la voce raccontava le scene in onda dentro il mio televisore facevano vedere la cosa, non proprio gradevolissima, le zebre tendono a mordersi lo scroto, cos da far uscire parte del liquido seminale attraverso a ferite che si autoprocurano.

Ecco, ascoltando Oh, vita questa la scena che mi venuta in mente, una zebra che si morde lo scroto affinch non gli esplodano i testicoli. Solo che a mordere, nello specifico, stato Rick Rubin, mentre la zebra Jovanotti.

Rick Rubin ha tolto. Ha tolto strumenti. Ha tolto suoni. Ha tolto tracce. Lasciando che fossero pochi strumenti e pochi suoni a riempire le canzoni. Lasciando che emergessero melodie e parole, seppur parole per lui incomprensibili. E lasciando poi a quelle cinque canzoni ritmate il compito di eiaculare.

Risultato, un album che non ha singoli. Un album da ascoltare con attenzione, poco immediato. Un album in cui le assenze suonano pi delle presenze, nonostante le tantissime parole usate da Jovanotti. Un bell fuori dal tempo, a suo modo anche rivoluzionario. Un bell che in streaming presumibilmente non far numeri, perch non flirta con la trap o con la musica che in streaming funziona.

Un album che pone delle domande.

Perch farlo uscire a un mese esatto dall di scena, in classifica, proprio dello streaming gratuito? noto che da gennaio verranno conteggiati dalla FIMI solo gli ascolti premium, cio quelli fatti dai quattro gatti che pagano per usare Spotify e affini, uscire oggi con un album del genere davvero lascia perplessi.

Altra domanda, durante la conferenza stampa, esattamente come era successo una settimana prima con Cremonini, stato evocato Alessandro Massara, CEO della Universal, e esattamente come una settimana prima si detto di come questi siano album fatti per il gusto di fare musica, inseguendo un proprio pensiero personale, non condiviso con la casa discografica. Per dirla alla Jovanotti, chi se ne frega se poi non ci sono hit radiofoniche Questa la domanda: Massara, hai da poco nominato un nuovo responsabile degli A normale che gli artisti di punta della vostra azienda palesino un cos chiaro disinteresse nei vostri confronti? Nel senso, siete cos alti da potervi permettere di non occuparvi anche di mercato o magari la situazione vi un filo sfuggita di mano? Non era meglio mettere l qualcuno che fosse in grado di infilare uno dietro l le uscite senza che, in uno sgradevole effetto domino, i vostri artisti non finissero per scalzarsi a vicenda dalla vetta della classifica, magari mettendo qualche settimana tra l e l E soprattutto, Jacopo Pesce?

E torniamo ai piedi senza scarpe da cui siamo partiti. La frase in questione stata appunto pronunciata da Alessandro Massara, dopo che Jovanotti, imitandolo, aveva detto che, durante i giorni precedenti all delle canzoni fatte con Rick Rubin (abbiamo smesso di nominarlo ma voi continuare a ripeterlo, come in un mantra) il CEO della Universal gli aveva detto che ci frega di come andr Stai lavorando con Rick Rubin, potresti vendere anche solo mille copie e gi avresti fatto la storia (vado a memoria). Una frase bella, che pone la musica al centro della scena. Fanculo il mercato. Peccato che subito dopo Massara ci abbia tenuto a sottolineare come lui debba rispondere ai suoi capi internazionali. E, di conseguenza, di come i numeri siano importanti, certo non lesinando parole di stima e lasciando intendere scenari positivissimi, molto jovanottiani. E peccato che abbia poi concluso con quella frase: io vorrei andare in ufficio senza scarpe Come dire, mi piacerebbe anche a me fregarmene delle convenzioni, del mercato, del sistema. Ma grazie al sistema che campo e che, parole non dette ma presenti nell che tutto questo possibile.

L di Oh, vita, album prodotto da Rick Rubin, in primis. Ma non solo. E qui veniamo all paradosso wellsiano cui ha assistito chiunque fosse presente alla conferenza stampa di lancio di Oh, vita, album prodotto da Rick Rubin (scusate, mi sono lasciato riprendere la mano) o la abbia seguita in streaming. Il paradosso di chi, zebra, si lasciato mordere lo scroto per non esplodere, parafrasando, il paradosso di chi ha dichiarato di aver fatto un album solo per amor di musica, ma di chi al tempo stesso lo ha lanciato parlando sotto una gigantografia della copertina dell gigantografia che lo ritrae, sotto una scritta dorata che recita a lettere cubitali JOVANOTTI, dentro un temporary shop che si chiama JovaShop e che tappezzato di gadget con su il nome Jovanotti, dagli zainetti ai libri (s perch uscito anche un libro dal titolo Sbam, con Jovanotti in copertina). Insomma, uno che professa di aver posto la musica al centro della scena, al punto da fregarsene del mercato, ma che al tempo stesso si autocelebra come neanche Kim Jong Un.

A questo punto qualcuno, il solito cagacazzi, si star chiedendo cosa io, in fondo, pensi di Oh, vita, l prodotto da Rick Rubin. Penso che ci siano delle belle canzoni, come il brano per piano stonato e voce con autotune Amoremio, almeno una ottima canzone. Quello che intendevi, una sorta di Walk on the Wild Side jovanottiana. Un album discontinuo, perch i brani veloci poco sono attinenti con quelli lenti. Un album che conteneva la canzone dei mondiali, In Italia, sorta di Maracan di Emis Killa per il 2018, se solo l fosse andata ai mondiali. Un album che scalzer “Possibili Scenari” di Cremonini dalla vetta della classifica, ma che poi verr scalzato a sua volta da Modena Park di Vasco Rossi, con Coez e Riki sempre l a dar filo da torcere a tutti. A me piace, ma a me piace sia Gianni Togni che i Richmond Fontaine, non faccio testo. Mentre scrivo queste parole, volutamente sconclusionate, sono scalzo, per dire. Io posso.
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Quando si decide di acquistare un auto o una moto, il problema è quello di scegliere l’istituto finanziario più conveniente. Spesso le mini rate sono comode ma possono nascondere dei tranelli. Forse non sapevate che per finanziare l’acquisto di un auto nuova si arriva a pagare anche il 15,6% di interesse. Non vi sembra un po’ eccessivo? Infatti, ciò non si spiega soprattutto perchè le banche attingono denaro dalla Banca Centrale ad un costo pari all’1% ovvero ad un tasso di interesse di molto inferiore rispetto ai tassi applicati al consumatore.

Come già evidenziato in un articolo precedente sul finanziamento auto, il Taeg ci permette di conoscere i cosiddetti costi nascosti. Per cui quando si chiede un finanziamento per l’acquisto dell’auto o della moto è bene porre la massima attenzione al Taeg in quanto le banche sono tenute a comunicarlo. Per comprendere meglio il complicato mondo dei finanziamenti basta collegarsi al sito dell’associazione delle finanziarie per il prestito al consumo (ASSOFIN) dove si nota come vi siano differenze anche notevoli tra un istituto di credito e l’altro.

Internet ci può essere di aiuto nella scelta del finanziamento più conveniente. Per l’acquisto dell’auto o moto si nota una riduzione dei tassi di interesse su internet rispetto ai canali tradizionali. Si nota che il Taeg medio di un prestito per acquisto auto è di circa dell’8% e in alcuni casi anche inferiore. La differenza di rata è superiore ai 10 euro che possono sembrare non molti ma moltiplicati nel tempo vanno ad incidere in maniera considerevole su un badget familiare soprattutto se sommati ad altre tipologie di rate come nel caso di un mutuo sulla casa.

Ancora una volta, si evidenzia la differenza tra i Taeg medi applicati sul mercato e le migliori offerte disponibili per i clienti che ricercano il prestito tramite internet. Quindi piuttosto che consumare suole di scarpe nella ricerca di finanziarie convenienti, il consiglio è di collegarsi ad internet e spendere un po’ di tempo per cercare l’offerta migliore. Volete un esempio? Su un prestito di 15.000 euro da rimborsare in cinque anni il risparmio andrebbe dai 1.800 ai 2.300 euro. Una bella cifra dunque, da destinare magari ad altre spese.

I vantaggi di una ricerca on line del prestito migliore sono molteplici. Infatti internet consente di confrontare le offerte nell’immediato evitando l’accumulo di documenti da leggere attentamente a casa e soprattutto i costi aggiuntivi per il servizio di intermediazione, che fanno aumentare ulteriormente il Taeg finale dell’operazione.
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Se siete degli amanti della carne e dei piatti tipicamente invernali, nel menù delle feste o della domenica non può mancare lo stinco di maiale al forno con patate! Questo taglio di carne considerato meno nobile, non è meno gustoso di altri. anzi! Con la preparazione che vi suggeriamo diventerà un secondo piatto così ricco e saporito che farà letteralmente capitolare i vostri ospiti! L’ingrediente segreto di questa ricetta? Il tempo! La cottura deve essere lenta per ottenere una carne morbida e succulenta. E mentre lo stinco cuoce in forno voi potrete dedicarvi alla preparazione del resto della cena! In poche parole, stinco di maiale al forno con patate: superlativo!

Stinco affumicato con patate e crauti

Per preparare lo stinco di maiale al forno con patate iniziate sciacquando ed asciugando le erbe aromatiche. Prendete il rosmarino che poi ridurrete ad un trito molto fine assieme alle bacche di ginepro ed alla salvia (1). Passate alle patate: sciacquatele sotto abbondante acqua corrente (2) e tagliate ciascuna in quattro tocchetti se grandi o due se piccole,
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senza eliminare la buccia (3). Fate in modo di ottenere delle patate della stessa dimensione per favorire in seguito una cottura uniforme.

Tagliate a tocchetti gli ingredienti per il soffritto: unite nel mixer carote, aglio (4), sedano (5) e cipolla (6).

Azionate le lame del mixer fino ad ottenere un trito fine (7) che verserete in un tegame dal fondo spesso e dai bordi alti (8): fatelo appassire a fuoco molto basso con l’olio. Mentre preparate il soffritto private lo stinco di maiale delle parti grasse visibili (9).

Quando il soffritto sarà pronto, aggiungete lo stinco nel tegame (10). Fatelo rosolare bene su tutti i lati, girandolo più volte nel tegame con una paletta da cucina (11): lo stinco rilascerà un po’ di liquido in cottura. Regolate di sale e pepe. Quindi aromatizzate con il trito di erbe aromatiche (12).

Infine aggiungete anche le foglie di alloro (13). Amalgamate gli odori perchè lo stinco ne assorba i profumi. Sfumate con il vino rosso (14) e lasciate che la parte alcolica evapori, poi versate l’acqua (15): lo stinco non deve mai rimanere asciutto per evitare che le carni si secchino.

Aggiungete le patate (16) e fate cuocere a fuoco moderato per 10 minuti, coprendo con un coperchio: le patate dovranno ammorbidirsi e risultare tenere, senza sfaldarsi (17), l’acqua dovrà asciugarsi. Ricordatevi di girare lo stinco mentre cuoce aiutandovi con delle palette da cucina (18) per favorire una cottura uniforme. Non utilizzate mai per girarlo le forchette per non bucherellarne le carni.

Trascorso il tempo di cottura nel tegame trasferite lo stinco (19), le patate e il fondo di cottura in una pirofila da forno in modo tale da riempirla totalmente con gli ingredienti (20). Infornate in forno statico preriscaldato a 200C per almeno 40 45 minuti (oppure in forno ventilato a 180C per 30 35 minuti circa: fate però più attenzione che la carne non si secchi). Se notate che durante la cottura in forno lo stinco si asciuga troppo aggiunte dell’altra acqua e ogni tanto giratelo affinché si cuocia in maniera uniforme. Il tempo della cottura tuttavia potrebbe variare leggermente a seconda della grandezza dello stinco che cuocete. Per una maggiore precisione misurate con una sonda la temperatura della carne: a 58C sarà cotta e pronta. A fine cottura anche le patate dovranno risultare ben tenere. Trascorso il tempo di cottura estraete la pirofila dal forno (21) e gustate il vostro stinco di maiale al forno con patate ancora caldo!
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